Ricchi veri

Oltre quarant’anni fa l’Italia si divise fra Ricchi e Poveri, fra biondona e brunetta, fra fedelisti e traditoristi. Marina Occhiena sfamò a lungo i dipendenti di rotocalchi per acconciatrici e di tivù rosa. Si parlava solo di lei, che peccato, quattro ragazzi così a modo, sembravano andare d’accordo, invece una tradiva l’altra rubandole il marito. Dibattiti per mesi, nei salotti medio-buonini, gli ingredienti c’erano tutti. Nove anni fa Alessio Gatti fu ucciso dall’alcol, di cui era dipendente, e da una dose di eroina di cui non sembra facesse uso regolare. Uno sceneggiatore virtuale lo fece morire poco prima che il padre Franco salisse sul palco di Sanremo per ritirare un premio alla carriera.

Il destino è cinico quanto spettacolare, ma Angela Brambati, la brunetta, e Angelo Sotgiu non si appellarono al must go on per il loro show, che sarebbe stato straziante. Erano ospiti d’onore, ma non cantarono. Tuttavia, a emozionare il pubblico non fu questa decisione, fu l’apparizione dell’Occhiena ai funerali del ragazzo. Ci sono tanti modi di reagire a una tragedia. Edith Piaf, alla notizia dello schianto aereo in cui morì il pugile Marcel Cerdan, l’uomo della sua vita, decise di cantare ugualmente al Versailles, night club newyorkese, e di non cancellare dal programma l’Hymne à l’amour, il brano che sarebbe stato straziante cantare pensando a lui. E riuscì a intonare senza che la voce tremasse “Si tu meurs, je mourrais aussi”.

Il dolore vero non ha regole, ha solo diverse modulazioni dell’anima, ma è un fatto che il brodo in cui il pubblico ama sguazzare sia quello delle scaramucce galanti e del tifo sempre e ovunque. Per una squadra, per un politico, per un personaggio che sarà sempre il migliore per definizione. La tristezza è una componente da affrontare per sentirsi buoni, comprensivi, solidali. Ma la purificazione della nostra anima ha tempi limitati, il copione prevede la luce dopo tenebre frettolose. Nessuno ha mai accostato, per rimanere fra cantanti, il dolore di Franco a quello di Tony Santagata, morto lo scorso anno, diciotto mesi dopo la scomparsa improvvisa e inspiegabile del figlio. Per tutto quel tempo l’artista che cantava Lu Maritiello, facendo sorridere tutti gli italiani nel mondo, non si è tagliato i capelli, che il figlio cinquantenne aveva sforbiciato poco prima che il suo cuore si fermasse.

Gatti lasciò i Ricchi e Poveri nel 2016, quando capì che era impossibile trasmettere una gioia che non poteva più avere: i due cantanti sono scomparsi con i figli, molto prima della morte anagrafica, ma che ne sappiamo noi delle tragedie nascoste dentro pentagrammi gioiosi? Premiamo tanti con motivazioni spesso incomprensibili persino a chi le scrive, ma non riusciamo a fermare il fotogramma sul viso dei due Angeli che diedero a tutti una lezione di umanità. Insegnando amicizia e sentimenti veri, rimasero vicini al loro amico e decisero di dire no a Fabio Fazio, al palco dell’Ariston, alla leggenda sanremese, alla logica dell’apparire per non rischiare di scomparire.