L’ultimo rapporto presentato dalle comunità autonome al Ministero della Salute mette il dito in una piaga (sic) molto puzzolente. Per quanto riguarda le liste d’attesa di un intervento chirurgico, il sistema sanitario pubblico spagnolo ha chiuso il primo semestre del 2025 con 832.728 pazienti in attesa di un’operazione. Un dato scoraggiante, nonostante si registri una diminuzione dell’1,64 per cento rispetto a dicembre 2024 e dell’1,84 rispetto a giugno 2024.
Il tempo medio di attesa per l’intervento chirurgico ha raggiunto i 118,6 giorni, con il 19,6 per cento dei pazienti in lista d’attesa da oltre 6 mesi. Tra queste procedure chirurgiche, che sono sempre interventi programmati e non urgenti, le specialità con i tempi di attesa medi più brevi sono la cardiochirurgia (57 giorni), dermatologia (69) e oculistica (75 giorni). All’altro estremo, i ritardi più lunghi si registrano in chirurgia plastica (259 giorni), neurochirurgia (173) e angiologia e chirurgia vascolare (160). Le 11 procedure specificamente monitorate hanno un tempo di attesa medio di 91 giorni.
Allo stesso tempo, alla fine del primo semestre del 2025, poco più di 4 milioni di persone erano in attesa della prima visita specialistica. Il tempo di attesa medio è di 96 giorni, 2 in più rispetto a un anno fa. Il 61,8 per cento dei pazienti ha appuntamenti programmati con più di 60 giorni di anticipo. Le specialità con i tempi di attesa più brevi sono chirurgia generale (52 giorni), ginecologia (55) e cardiologia (64 giorni). Le attese più lunghe si registrano in dermatologia (121 giorni), traumatologia (114) e neurologia (111).
Le liste d’attesa “in tutta la Spagna sono brutali”, commenta alla Rtve Carmen Flores, presidente dell’associazione di difesa dei pazienti El Defensor del Paciente. “In questo momento ̶ osserva ̶ la nostra sanità pubblica si affida alle cure palliative per un semplice motivo: la lista d’attesa è fondamentale per la cura dei pazienti. Se c’è una diagnosi rapida, il paziente ha molte più possibilità di sopravvivenza, anche con una prognosi oncologica”. La brutalità, rileva Flores, sta nel fatto che “si sta giocando con la salute delle persone”. Servono, dice, “misure più severe”, per questo “la nostra associazione ha ripetutamente chiesto alla Procura di intervenire perché si tratta di un crimine contro la vita delle persone. Però ci rispondono che si tratta di una questione amministrativa”. Che è dovuta, spedano gli esperti, a una combinazione di fattori che si protrae da anni. Da un lato, la carenza di professionisti e risorse in alcuni servizi chiave: così, sale operatorie e ambulatori lavorano al limite delle loro capacità e non riescono a soddisfare la domanda.
A ciò si aggiunge l’invecchiamento della popolazione, che aumenta il numero di pazienti con patologie croniche e complesse. Contribuiscono anche i ritardi nell’assistenza primaria, che ritardano i trasferimenti, e le differenze organizzative e gestionali tra comunità autonome e ospedali. Tutto ciò crea colli di bottiglia che, nel tempo, portano a ritardi crescenti per chi necessita di un intervento chirurgico, di una prima visita o di un esame diagnostico. Le ripercussioni, oltre che sulla salute di chi aspetta diagnosi e cure, si fanno sentire anche sulla tenuta psicologica dei pazienti e delle loro famiglie, e sui costi legati ai congedi per malattia, spiega la Cesm (Confederación Española de Sindicatos Médicos).
Il settore sta negoziando con il Ministero della Salute lo statuto quadro per gli operatori sanitari che potrebbe essere approvato nel 2026, e che permetterebbe il riconoscimento dell’unicità della professione medica, prevenendo la discriminazione sul posto di lavoro che consentirebbe di attrarre e trattenere i medici, riducendo così le liste d’attesa nell’assistenza primaria fondamentale. Ecco perché, fa notare il Cesm, un accordo nazionale sull’assistenza sanitaria e l’assistenza primaria sarebbe fondamentale per migliorare la qualità dell’offerta sanitaria pubblica. Le cui brutali debolezze, si fa notare, stanno portando l’assistenza sanitaria privata a guadagnare sempre più importanza in molte comunità autonome. Molti spagnoli, osservano i medici, stanno destinando una parte del loro bilancio familiare all’assicurazione privata, “sebbene anche lì inizino a formarsi liste d’attesa”. Il settore è tuttavia consapevole che la crescita della sanità privata può contribuire ad alleviare il carico sul sistema pubblico.
La complementarietà tra assistenza sanitaria pubblica e privata non è da biasimare, poiché consente il trasferimento dei pazienti dal settore pubblico a quello privato, riducendo così le liste d’attesa. Ma è tuttavia anche necessaria, osservano i medici di base, una commissione per monitorare il trattamento e la qualità delle cure per i pazienti che scelgono di affidarsi interamente al privato.
Aggiornato il 08 gennaio 2026 alle ore 10:34
