Le ragioni del Sì al quesito referendario in merito alla separazione delle carriere, ovvero le ragioni e i contenuti della riforma, vengono per lo più associate e ridotte, nelle principali trasmissioni di La7, agli argomenti ‒ reali o attribuiti ‒ della destra.
Si accredita, come un dato fattuale incontrovertibile, l’associazione tra la riforma e la destra, non lasciando invece trasparire la storia, questa sì fattuale: l’unità dei due corpi della magistratura ‒ che può essere certo legittimamente difesa ‒ è un'eredità del fascismo; i tentativi precedenti per la loro separazione (a partire dalle loro funzioni) vengono dalle formazioni di sinistra.
La trasmissione di ieri di “Otto e mezzo” ne è stato un altro esempio, in un contesto che, per via degli ospiti e delle domande, era privo di qualsivoglia confronto ed effettivo dibattito (secondo uno stile già sperimentato in rapporto all’informazione del conflitto tra Hamas e Israele, ove un’informazione a senso unico ha lasciato accreditare la tesi di un presunto “genocidio”, alimentando l’antisemitismo). Analogamente la trasmissione “DiMartedì” ha di recente posto un confronto tra i costituenti e alcuni rappresentanti della compagine di governo, presentando il referendum come una scelta tra la fedeltà ai primi o ai secondi.
Perché non fare riferimento a, o magari invitare, gli esponenti che a sinistra e nel mondo liberale e radicale si battono per il Sì? Restituire al cittadino-spettatore la realtà del dibattito, e dunque la presenza di una parte del mondo della sinistra, nonché della galassia radicale e liberale, apertamente impegnata per il Sì al quesito (poiché da sempre impegnata per la separazione delle carriere) permetterebbe di discutere/informare del merito della riforma, evitandone la mistificazione dei contenuti nella reiterazione delle retoriche populiste specularmente proprie alla maggior parte degli esponenti di governo e opposizione.
Aggiornato il 17 febbraio 2026 alle ore 15:18
