Una delle frane più grandi d’Europa, quella che sovrasta il litorale molisano a Petacciato, si è risvegliata dopo 11 anni e ha mandato in tilt la costa adriatica. Il fenomeno è complesso, composto da una serie di corpi franosi, ed è conosciuto da tempo. l’ultima attivazione risale al 2015: prima di eventuali interventi servirà attendere il drenaggio dell’acque. La situazione è seguita costantemente dal Governo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni monitora in prima persona l’evoluzione della frana, secondo quanto riferiscono fonti di Palazzo Chigi. Dopo aver contattato telefonicamente il presidente della Regione Molise Francesco Roberti nella serata di ieri, la premier ha presieduto oggi una riunione in videoconferenza alla quale hanno preso parte il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il capo del Dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
A spiegare la natura del fenomeno è il geologo Antonello Fiore, presidente della Società italiana di geologia ambientale, che sottolinea come la frana fosse già ben conosciuta dalla comunità scientifica e denuncia al tempo stesso i ritardi negli interventi di messa in sicurezza. “Quella di Petacciato è una frana che si è attivata almeno una decina di volte negli ultimi 100 anni, l’ultima nel 2015. Viene classificata come una frana complessa, composta da una serie di corpi franosi e si sviluppa su una litologia argillosa”, ha spiegato all’Ansa. Secondo il geologo non è possibile indicare con precisione quando il movimento si fermerà. “è possibile monitorarla in dettaglio e attendere il drenaggio delle acque”. Solo dopo una fase di stabilizzazione sarà possibile intervenire sul versante. “Con l’auspicio che lo si faccia però velocemente, prima che avvenga una nuova attivazione”. Il nodo, osserva Fiore, riguarda soprattutto i tempi delle opere di consolidamento già previste negli anni scorsi. “Nel 2021 la Regione Molise annunciava l’imminente gara di progettazione per il consolidamento idrogeologico del versante Nord-Est a valle dell’abitato, con un impegno economico complessivo di oltre 40 milioni di euro, uno dei più ingenti investimenti mai stanziati in Italia per la mitigazione dei rischi di dissesto”. Tuttavia, nel caso di Petacciato il bando per l’affidamento della progettazione esecutiva e dei lavori è stato pubblicato soltanto nel dicembre 2025.
L’A14, nel frattempo, resta parzialmente chiusa. È in vigore da mezzanotte il divieto di transito per i mezzi pesanti con massa superiore alle 7,5 tonnellate, tra Val di Sangro e Vasto sud in direzione Bari. La misura, spiega una nota di Autostrade per l’Italia, è stata adottata in via precauzionale in accordo con le autorità competenti. Restano inoltre chiusi per tutti i veicoli alcuni tratti autostradali: Vasto Sud-Termoli in direzione Bari e Poggio Imperiale-Vasto Sud verso Pescara. Le chiusure sono state disposte per consentire verifiche tecniche dopo l’attivazione del sistema di monitoraggio installato proprio in corrispondenza del fronte franoso. Sul posto i tecnici continuano le attività di sorveglianza, poiché il terreno non si è ancora stabilizzato e non è possibile indicare una data per la riapertura completa dell’arteria. Al momento, comunque, non si registrano code nelle due direzioni. Anche il traffico ferroviario risente della situazione: sono 37 i treni ad alta velocità e Intercity coinvolti nella sospensione della circolazione sulla linea adriatica tra Termoli e Montenero di Bisaccia.
Aggiornato il 08 aprile 2026 alle ore 18:08
