Cronaca della natura umana

Per commentare ciò che accade ogni giorno, in ogni ambito, facciamo tutti uso di numerosi concetti vagamente sociologici pensando che corrispondano a realtà facilmente verificabili, come “il ceto medio”, “gli americani”, “i giovani”, e, ovviamente, “la società” e così via. Sarebbe lungo chiarire come questi termini siano dotati di scarsa precisione e come siano caratterizzati da una notevole ambiguità. Molto meno ambigua, invece, è la realtà della vita e del comportamento individuale che la stessa cronaca ci propone quotidianamente. Due recenti episodi, agli antipodi l’uno rispetto all’altro, meriterebbero un’attenzione molto più intensa di quella che è stata loro dedicata. Anche perché ambedue, sebbene su fronti diversi, rispondono pienamente al noto criterio fissato, pare, dal giornalista Charles Dana alla fine del XIX secolo, secondo il quale “ un cane che morde un uomo non fa notizia mentre un uomo che morde un cane sì”. Si tratta insomma di probabilità: se essa è bassa la notizia vale qualcosa. Ma se la bassa probabilità del primo episodio può rassicurare, il fatto che il secondo faccia notizia in fondo non è molto confortante.

Il primo riguarda il cosiddetto “Sarajevo Safari” che, secondo l’inchiesta in corso, avrebbe visto alcuni individui italiani passare il fine settimana nella ex Jugoslavia e dedicarsi, dietro pagamento, a prendere di mira con un fucile ignari passanti uccidendoli o ferendoli gravemente. C’è davvero da augurarsi che non sia vero ma gli indizi pare siano molteplici. Il secondo è un piccolo evento nel quale una coppia di pensionati, vedendo che un signore, che aveva imprudentemente collocato il portafogli sul tettuccio della propria vettura, stava partendo lasciandolo cadere, l’ha fermato restituendogli il prezioso borsello. Siamo davanti a due estremi della natura umana: da un lato la crudeltà assunta come obiettivo di eccitazione personale, calpestando qualsiasi principio morale e, dall’altro, la semplice applicazione di un principio non solo di onestà ma anche di solidarietà che, in fondo, dovrebbe guidare il comportamento normale di chiunque.

Ad ogni modo, ciò che può turbare è la certezza con la quale si può affermare che si tratta di due estremi non intercambiabili: chi trova esaltante sparare su donne e bambini ben difficilmente si lascerebbe commuovere da una persona che perde il portafogli e chi, invece, lo fa, non è pensabile che desideri passare un fine settimana imbracciando un fucile per uccidere qualcuno. Fra i due estremi c’è la maggioranza di tutti noi, poiché in ogni essere umano convivono sogni di piccole follie e gesti di magnanimità, ma i due casi riportati non provengono da un’etnia giunta da un pianeta lontano. Sono due casi dal segno opposto, l’uno fa rabbrividire mentre l’altro rincuora. Ma essi sono radicati nella nostra stessa specie e presenti in tutte le fasi storiche e in ogni continente. La violenza e le aggressioni nonché la solidarietà e il sacrificio personale sono aspetti quotidiani di una natura, quella umana, che non conosce limiti. Accanto alle grandi categorie sociologiche ricordate all’inizio, nelle quali il riferimento è a grandi masse di sconosciuti che concepiamo come tutti uguali e con obiettivi e comportamenti standardizzati descritti da qualche indicatore statistico, andrebbe ripristinata, o accentuata, l’attenzione all’individuo, che è il vero interlocutore concreto con cui abbiamo a che fare, protagonista nel bene e nel male delle vicende più diverse. Ora terribili e ora toccanti ma, purtroppo o per fortuna, pur sempre “umane”.

Aggiornato il 09 aprile 2026 alle ore 17:17