Squadre di calcio: quando la crisi finanziaria porta crisi sportiva

Negli ultimi anni il sistema calcio in Italia è entrato in una fase di marcata fragilità finanziaria, che ha colpito società di ogni livello, dalle categorie minori fino ai club storici. Le vicende della Reggina, penalizzata nel 2023 per violazioni fiscali e contributive, l’esclusione del Siena dalla Serie C nello stesso anno, così come i casi già noti di Chievo Verona, Bari e Palermo, mostrano un copione che si ripete con inquietante regolarità: le tensioni economiche, se non gestite in modo tempestivo e con strumenti adeguati, degenerano rapidamente in sanzioni sportive, retrocessioni e, nei casi più gravi, nella perdita dello status professionistico. Alla crisi dei conti segue quasi inevitabilmente quella dei risultati, in un circolo vizioso dal quale è difficile riemergere.

Su queste criticità si è concentrato l’incontro del 15 dicembre scorso “Cnc quale unico strumento di risanamento per le società di calcio”, promosso da Apri, l’Associazione professionisti risanamento imprese, insieme agli avvocati dello Studio Tonucci & Partners. Dal dibattito è emerso un dato centrale: la crisi di una società calcistica non è assimilabile a quella di un’impresa ordinaria. Richiede competenze multidisciplinari e una conoscenza approfondita dell’ordinamento sportivo, delle dinamiche federali, dei vincoli regolamentari e delle specificità del mercato calcistico. Per questo motivo, il percorso di risanamento dovrebbe essere affidato esclusivamente a professionisti con esperienza consolidata sia nella crisi d’impresa sia nel settore calcio, nelle sue componenti economiche, regolamentari e competitive.

È stato evidenziato come troppo spesso i club ricorrano a strumenti giuridici concepiti per le imprese comuni, sottovalutando però un elemento decisivo: le società sportive operano anche all’interno di un ordinamento parallelo, quello federale. Quando interviene una procedura concorsuale, il diritto sportivo applica regole proprie, spesso più rigide di quelle dell’ordinamento statale, con effetti potenzialmente devastanti sul piano sportivo. Emblematico, in questo senso, è l’articolo 90 delle Norme organizzative interne federali (Noif), che prevede sanzioni particolarmente severe per i club che accedono a procedure concorsuali ottenendo effetti esdebitatori su debiti maturati durante l’attività. In tali ipotesi, alla società viene preclusa la partecipazione alle due successive sessioni di calciomercato, con l’impossibilità non solo di rafforzare l’organico, ma anche di generare plusvalenze, che oggi rappresentano una delle principali leve di equilibrio economico per i club italiani. Così, uno strumento pensato per salvaguardare l’impresa rischia di comprimere irreversibilmente la dimensione sportiva, privando il club di risorse fondamentali per la sostenibilità finanziaria.

In questo quadro, la Composizione negoziata della crisi (Cnc) si è affermata come l’unico strumento realmente compatibile con le esigenze del calcio professionistico. A differenza delle procedure concorsuali tradizionali, la Cnc non attiva i meccanismi sanzionatori dell’ordinamento sportivo e consente di avviare una negoziazione strutturata con i creditori, includendo anche ipotesi di ristrutturazione o riduzione del debito, senza incorrere in penalizzazioni o blocchi del mercato. Si tratta di un percorso più elastico, orientato alla prevenzione e al confronto, che riduce l’impatto traumatico del risanamento. Soprattutto, è l’unica soluzione che permette di tutelare simultaneamente la continuità aziendale e il valore sportivo, evitando che una crisi finanziaria si traduca in una vera e propria condanna sul campo. Nel corso del convegno Apri, il confronto con dirigenti e professionisti attivi all’interno delle società calcistiche ha ulteriormente confermato la debolezza dell’attuale modello economico del settore: ricavi incerti, forte dipendenza dalle plusvalenze, ritardi gestionali che si trasformano rapidamente in problemi strutturali. In più interventi è emerso come un ricorso tempestivo alla Composizione negoziata avrebbe potuto scongiurare penalizzazioni, esclusioni dai campionati e conseguenze irreversibili per la storia sportiva di diversi club.

Il messaggio finale dell’incontro è questo: oggi la Cnc rappresenta l’unica via concretamente praticabile per prevenire il dissesto, tutelare i creditori e, al contempo, evitare sanzioni federali capaci di compromettere il futuro sportivo delle società. A condizione, però, che il percorso sia gestito da professionisti con competenze specifiche nel risanamento d’impresa e una conoscenza approfondita delle regole economiche e regolamentari del calcio, gli unici in grado di muoversi efficacemente tra ordinamento statale e ordinamento federale. Da qui l’auspicio che cresca, nel settore, una maggiore consapevolezza dello strumento e della necessità di intervenire in modo precoce, strutturato e con professionalità adeguate, prima che la crisi oltrepassi il punto di non ritorno.

Aggiornato il 09 gennaio 2026 alle ore 17:31