Lercio: lo sporco che fa notizia

Tentativi di imitazione non mancano, ma ormai la platea degli internauti è abbastanza scafata per riconoscere se una non-notizia sia stata concepita da un sitarello qualsiasi, da un anonimo blog in preda a frustrazioni da collezione di “like” o da quella masnada di bontemponi che gigioneggia ogni giorno alla realizzazione degli articoli di Lercio.it. C’è un po’ di tutto nel frullatore satirico messo in piedi da Michele Incollu che fa il verso al sito generalista Leggo.it, ma solo per font del logo e colore (rosso carminio, scelta cromatica molto in voga fra i satanassi 2.0 in vena di sberleffi on-line). La “mission”: stupire, lasciarti col dubbio (ma che davvero?), ma soprattutto divertire. Irriverenti, cinici quanto basta, fantasiosi, brillanti a dispetto del nome, anticlericali, dissacranti, politicamente scorretti, con una buona dose di paraculismo acuto. Il team di Lercio è un’accolita di bloggers, volontari, giornalisti disoccupati e cervelli in fuga da se stessi con presa ethernet ben inserita che picchiettano sulla tastiera idee, storie, invenzioni. Alle loro trovate abboccano tutti, anche noi. La redazione di Lercio ci aiuterà ad addentrarci meglio nel cyberspazio dove vengono partorite notizie talmente credibili da sembrare vere.

Siete brutti, sporchi e cattivi ma in fondo adorabili. Il popolo connesso apprezza, quasi 80mila seguaci su Facebook, 15mila a cinguettare su Twitter. Come il Camp Nou all’esaurito. Non vi gira la testa visto il successo?

Sì, ma è un successo che gratifica solo il nostro ego. Soldi e sesso (soprattutto sesso) ancora non li abbiamo visti.

Quali le muse ispiratrici, i punti di riferimento: il Vernacoliere, Luttazzi, The Onion, Spinoza.it, Dagospia, Bastardidentro, Pinocchio, Guzzanti (Corrado), la Nonciclopedia? Ci sono dei pionieri in tal senso?

Tra quelli che hai citato sicuramente Daniele Luttazzi, se non altro perché ci siamo conosciuti nella sua Palestra di satira. Quando Luttazzi ha messo fine a quella esperienza ci siamo ritrovati su Facebook e abbiamo deciso di continuare da soli. Ma gli insegnamenti di Luttazzi ce li portiamo dietro e forse, a un occhio attento, sono riconoscibili. Poi credo sia impossibile non citare Cuore, Corrado Guzzanti e la stand-up comedy in generale.

Descrivete il redattore tipo di Lercio.it e il curriculum ideale per i nuovi acquisti

Appassionato di satira e scrittura, senza idoli da risparmiare. Per i nuovi acquisti: abbiamo deciso che la redazione per ora rimarrà chiusa, ma chi vuole contribuire al sito può spedirci materiale tramite Youlercio, pubblichiamo i migliori nel “Venerdì dei lettori”. Quindi ci dispiace, ma dovrai continuare a lavorare a L’Opinione.

Da grandi volete fare i giornalisti? Sarà un problema citare le fonti, andare alle conferenze stampa o farsi il giro di nera?

Lo scenario che ci prospetti è deprimente e noi non abbiamo nessuna intenzione di alzarci dal divano. No, per ora continuiamo a cazzeggiare, ma se in futuro sarà necessario assumeremo delle stagiste.

La notizia che ha generato più clic, quella che ha creato maggiori problemi e quella a cui hanno abboccato di più i siti tradizionali?

Kyenge shock: “Prendiamo cani e gatti degli italiani per sfamare gli immigrati”. L’autore è riuscito, con un solo articolo, a innescare la reazione di due categorie di estremisti: gli xenofobi e gli animalisti, causando un’esplosione di rabbia che francamente non ci aspettavamo. I commenti a quest’articolo sono spaventosi e disumani, provate a leggerli. Quelli che l’hanno creduta vera hanno avuto quello che le loro viscere desideravano. Tutto ciò dando per scontato che gli immigrati mangino animali domestici.

L’arte del cazzeggio a tutti i costi non rischia di stuccare alla lunga? Ci sono articoli davvero brillanti, altri un po’ forzati, da risatina alla Benny Hill. È il rischio del mestiere, uno sporco lavoro che qualcuno deve pur fare?

Ci sono trasmissioni in Italia che da troppi anni dovrebbero farsi questa domanda. Come a tavola serve il dolce e il salato, così anche nella comicità servono sia Benny Hill che Ricky Gervais.

Non ho notato donne nude, un po’ di sano trash pecoreccio a cui anche i giornali sportivi si sono adeguati. Una sezione ad hoc alla stregua del “Cafonal” vecchia maniera di dagostiniana memoria non vi porterebbe più visite? L’hard col sorriso non tira?

Non scherziamo, la pornografia è una cosa seria, ce l’ha detto Lars Von Trier. Se vi ricorriamo è solo per parodiare la colonnina di destra di alcuni noti quotidiani.

Linea editoriale, tutti insieme appassionatamente a sinistra, pentastellati d’autore, anarchia totale o è meglio fare zero a zero (Dc) perché la domanda è scomoda?

La satira è soggettiva, ogni autore decide in piena autonomia chi attaccare e quali ipocrisie portare allo scoperto. Lercio non ha alcuna linea editoriale o politica, ed è per questo che conquisteremo il mondo. Sieg Heil!

Non è il caso di innalzare le quote rosa in redazione? Maschilisti e maschiacci o è perché le donne non sanno fare satira?

Citando Daniele Luttazzi, “le donne tendono a essere complete, gli uomini molto parziali. Gli uomini hanno hobby: ricavano soddisfazione dal concentrarsi su una cosa alla volta, escludendo tutto il resto del mondo. Le donne gestiscono vite, sanno stabilire priorità, si dedicano a cose più urgenti: non sono soddisfatte se tutto il loro mondo non è armonico. La satira non è un genere armonico. Divide e schernisce”.

Vittime preferite: persone, istituzioni, categorie?

Affrontiamo i temi tradizionalmente bersaglio della satira: politica, sesso, religione e morte. Dunque le nostre vittime sono quelli che cadono in contraddizione su questi argomenti. Ma soprattutto, per citare ancora Luttazzi, le vittime ideali della satira sono i pregiudizi delle persone. Comunque abbiamo anche noi dei personaggi “tormentone”: ci piace scherzare con il giornalista Andrea Scanzi, con l’Accademia della Crusca - che sta al gioco con molta ironia - e con il cantante Povia, che invece non l’ha presa bene e una volta ci ha dedicato questo arguto commento: “Tali geni io li definisco geni-tali”.

Leggere Lercio.it per molti è contagioso, come e perché si inocula questo virus?

Il campo è stato concimato brillantemente dalla deriva mediatica e politica degli ultimi vent’anni. Il fenomeno è virale, ma quello a cui ti riferisci non è un virus, è fame. Perché da troppo tempo, in Italia, la vera satira è marginalizzata.

Quale potrebbe essere la colonna sonora che meglio vi rappresenterebbe?

Una canzone di Povia ascoltata al contrario.

Lercio mi ha ricordato la trasmissione Top Gear, dove dei pazzi scatenati fanno ciò che vogliono delle automobili. Voi in fondo fate ciò che volete usando le parole, no?

Sì, però dei limiti ce li poniamo. Non attacchiamo mai le vittime, per esempio.

L’andazzo è quello di dire: ci sono sempre le stesse notizie. Evento improbabile da voialtri.

E già, ma noi attingiamo dall’inesauribile mondo dell’irreale.

Un payoff possibile potrebbe essere “Lercio.it: tutto lo sporco della rete”?

Ce l’abbiamo già: “Lercio.it: lo sporco che fa notizia”, ma per pigrizia non l’abbiamo ancora messo sul sito.

Il dottor House diceva: “Everybody lies”. Ma poi sono menzogne le vostre?

Dipende da quanto vogliamo generalizzare: fare satira può essere visto anche come mentire dicendo la verità o dire la verità mentendo. Mentire con lo scopo di far ridere non è la stessa cosa di mentire per nascondere la verità (a te scomoda magari). Quindi no, le menzogne sono un’altra cosa, le nostre sono storie inventate.

Alcuni articoli sono troppo belli per essere veri che è un peccato mortale scoprire che è tutto inventato. Qual è la notizia che avreste voluto fosse accaduta davvero?

Quella di Radio Maria che per sbaglio manda in onda musica death metal. È stato il nostro primo articolo virale e per noi è come un figlio. Diciamo che ormai ci siamo convinti che sia successo davvero.