Un passo indietro per Facebook

Stavolta l’Europa ha avuto la meglio. Il colosso di Menlo Park ha ceduto alle incessanti critiche mosse dall’Unione ed è stato costretto a interrompere la condivisione dati con WhatsApp. Duro colpo per il social in blu.

Infatti, quando il 19 febbraio del 2014 Mark Zuckerberg aveva acquistato l’applicazione di messaggistica per 14 miliardi di dollari, l’obiettivo principale dell’operazione doveva essere la condivisione dati tra le due piattaforme. A dimostrazione di ciò, il 25 agosto scorso, WhatsApp, tramite un messaggino ad apertura di applicazione, aveva invitato gli utenti ad accettare i nuovi termini di servizio, sostenendo che dopo quattro anni fosse arrivato il momento di cambiare e offrire, grazie alle nuove impostazioni sulla privacy, “migliori suggerimenti di amici”, nonché “inserzioni più pertinenti”.

Un paio di mesi più tardi, 28 autorità per la protezione dei dati, avevano però inviato una lettera aperta a Jan Koum, Ceo e cofondatore di WhatsApp insieme a Brian Acton, nell’intento di sospendere la condivisione. Quando anche in Italia, lo scorso ottobre, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva avviato due procedimenti istruttori nei confronti dell’azienda americana, nel tentativo appunto di accertare i termini di condizione d’uso, il social aveva così replicato sul suo blog: “Gli utenti che sono già utenti attuali possono scegliere di non condividere le informazioni del proprio account WhatsApp con Facebook per migliorare le proprie esperienze con le inserzioni e i prodotti di Facebook. Gli utenti attuali che accettano i nostri termini e informativa sulla privacy aggiornati avranno ulteriori 30 giorni di tempo per fare questa scelta andando nelle impostazioni account”.

Evidentemente queste spiegazioni non sono bastate e dopo il Regno Unito, che aveva già ottenuto la sospensione, adesso, come confermato dal Garante irlandese, cui fanno capo le attività comunitarie di Menlo Park, è la volta di tutto il Vecchio Continente. Per gli utenti iscritti non cambierà nulla nella gestione delle due applicazioni, cambierà invece la profilazione pubblicitaria, fino ad oggi raffinata grazie alla fruizione da parte di Facebook delle conversazioni WhatsApp, che sarà invece costretta a rispettare le vecchie dinamiche antecedenti ai nuovi termini stabiliti dal 25 agosto.

È chiaro, come ha dichiarato Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio Information Security e Privacy del Politecnico di Milano, che in casa Zuckerberg abbiano sottovalutato la complessità della tutela della privacy in Europa, ma è altrettanto certo che il Ceo di Facebook Inc. non lascerà nulla di intentato.