Facebook combatte la disinformazione

A più di due settimane dall’elezione del nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America ed a distanza di altrettanti giorni spesi a difendersi da chi lo accusava di aver influenzato l’esito del voto, Mark Zuckerberg torna a parlare di disinformazione. La questione, tornata in auge durante la campagna elettorale, in occasione della quale il Ceo di Facebook era stato accusato di aver favorito il candidato democratico grazie all’importante diffusione di notizie false, che avrebbero invece danneggiato l’immagine di Hillary Clinton, viene chiarita dallo stesso Zuckerberg sul suo profilo in blu.

“Molti di voi hanno chiesto cosa stiamo facendo per la disinformazione, quindi ho deciso di aggiornarvi - ha esordito il fondatore del popolare social network - Abbiamo lavorato su questo problema per un lungo periodo di tempo e consideriamo molto seriamente questa responsabilità”.

Nonostante, come lui stesso dichiari, non sia modus operandi del quartier generale di Menlo Park snocciolare dettagli sui lavori in corso, Zuckerberg ha spiegato il suo piano anti notizie false in sette semplici punti. Migliorare la capacità degli algoritmi di individuare una bufala prima ancora che siano gli utenti a farlo, è il primo dei meccanismi utili per far funzionare la nuova strategia anti fake news. E ancora, semplificare la procedura di segnalazione per incoraggiare gli utenti alla collaborazione, ma anche evitare il rischio di false segnalazioni.

Più complesso invece il capitolo riguardante la “verifica” da parte di terzi. L’amministratore delegato di Facebook ammette infatti di essere a conoscenza di tantissimi siti attendibili nell’identificazione di notizie errate e rivela l’intenzione non solo di trarne lezioni utili, ma addirittura di poter tentare qualche importante collaborazione. Prendendo esempio da quanto in casa Google è già stato messo in pratica, Zuckerberg parla poi dell’inserimento di banner e avvisi per segnalare agli iscritti le notizie già denunciate. Molte persone che credono alle bufale, spiega infatti il Ceo del social in blu, non sono al corrente del fatto che coloro che creano e diffondono questo genere di informazioni guadagnano sull’ingenuità dei più creduloni. È fondamentale, infine, continuare a imparare dai giornalisti, come riconoscere e verificare la veridicità di una notizia.

“Non vogliamo diventare arbitri della verità - ha concluso Zuckerberg - ma c’è ancora tanto lavoro da fare”.