I leoni da tastiera nella giungla della Rete

In tempi non sospetti lo diceva anche Umberto Eco: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli. Una provocazione di ieri che oggi rischia di essere molto più di caso di ignoranza diffusa, ma un vero e proprio pericolo sociale. Il fenomeno, in crescente ascesa soprattutto nei social network, viene corroborato da pericolose e volgari minacce, giudizi sommari e offese gratuite. Una superficialità di idee che nella maggior parte dei casi non è stimolo al confronto ma l’anticamera di un odio sfrenato.

Il grande successo della diffusione di internet ha reso possibile un dialogo continuo, che si alimenta sui blog, sui forum, nelle chat o sui display degli smartphone. Ma a quale prezzo? Né si può negare che all’interno di questa interazione globale sono approdate facili manifestazioni di odio razziale e politico,  ingiurie , comportamenti ossessivi nei confronti di altre persone,  molestie,  bullismo e  forme di durezza gratuita. Lo spazio bianco a margine di uno status di Facebook, o i 140 caratteri di un tweet, sono ormai molto di più di un’arma per il comune lettore il quale può  sentenziare una condanna che neanche il diritto all’oblio riuscirà a superare.

 Ma la sfida per gli anni a venire rimane e rimarrà il bilanciamento dei due interessi primari, quello della libertà di pensiero e la libertà di espressione. Il risultato dovrà inevitabilmente misurarsi con la morale pubblica, la tutela dell’onorabilità delle persone e affermazione del vero. Non sottovalutabile, poi, che “l’eternità e la viralità mediatica” dei commenti pubblicati rischia di deviare la corretta informazione per un dibattito costruttivo il cui fine è quello di  formare un’opinione pubblica aperta a nuovi orizzonti culturali.

Non ultimo, il caso che negli ultimi giorni ha interessato la presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini. Alle ripetute offese nelle sue pagine pubbliche on-line ha deciso di reagire con fermezza non solo in sede giudiziaria ma soprattutto alzando la voce proprio sui social network, arena di tante ingiurie nei suoi confronti. “Adesso basta” non deve essere solamente uno slogan, ma un’idea su come costruire il futuro della nostra società: sempre più connessa, aperta, libera ma pur sempre democratica.