“YouPol”, app contro bullismo e droga

Palermo, uno studente di 13 anni ha denunciato alla polizia di essere stata vittima di bullismo. Torino, un italiano di 21 anni, incensurato, è stato fermato dopo che gli uomini della squadra mobile hanno trovato nel suo appartamento sei chili di marijuana. L’Aquila, marocchino di 31 anni viene arrestato dopo la denuncia per maltrattamenti nei confronti della compagna. Cos’hanno in comune questi fatti di cronaca? In tutti e 3 i casi, le vittime non si sono recate direttamente in un commissariato di polizia, ma hanno mandando un richiesta di aiuto attraverso un’applicazione chiamata “YouPol”.

Si tratta della prima app che consente di poter denunciare in tempo reale con foto, messaggi scritti e video episodi di bullismo, maltrattamenti o spaccio di droga. Creata dalla Polizia di Stato, è stata lanciata per la prima volta l’8 novembre scorso a Roma, all’Istituto Superiore “Lucio Lombardo Radice”, alla presenza del ministro dell’Interno Marco Minniti e del capo della polizia, Franco Gabrielli. Al momento è attiva nelle città di Roma, Catania, Torino, Milano e nei principali capoluoghi d’Italia. Da agosto 2018 sarà operativa in tutte le città d’Italia. Proprio a Milano, dall’8 novembre scorso, sono state fatte 87 segnalazioni per atti di bullismo, 67 per reati legati allo spaccio, 12 per fatti criminosi e 2 per casi di maltrattamenti. Un inizio piuttosto fruttuoso per le forze dell’ordine se si pensa che fino ad oggi l’app ha registrato circa 20mila download effettuati da utenti Apple e Android.

Ma come funziona? Basta scaricare l’app dal cellulare o da tablet. Ci si può registrare normalmente usando i propri dati, oppure in forma anonima. In questo caso però non sarà possibile verificare lo stato di avanzamento del messaggio e i propri messaggi verranno cancellati in caso di nuova installazione o registrazione. Una volta effettuato l’accesso, appare una mappa dove si viene geolocalizzati. Le opzioni sono due: messaggio o chiamata di emergenza.

Una volta composto il messaggio, segnalando se si tratta di episodio di droga o di bullismo, la segnalazione viene presa in carico dalle sale operativa delle Questure competenti per territorio. Viene verificato l’episodio e si innesca un meccanismo repressivo, con l’intervento sul posto delle forze dell’ordine. Questo dispositivo nasce come sostituto del vecchio sistema di segnalazione basato sugli sms considerato ormai obsoleto e poco adatto ai giovani che sempre più usano il web per comunicare. E sono proprio loro i principali destinatari di questa app.

Secondo il rapporto Censis del 2016 emerge, infatti, che il 52,7 per cento degli studenti tra 11 e 17 anni nel corso dell’anno è stato vittima di comportamenti violenti da parte dei coetanei. La percentuale sale al 55,6 per cento tra le ragazze e al 53,3 per cento tra i ragazzi più giovani (11-13 anni). Questi episodi di violenza vengono ormai condivisi online, tramite WhatsApp o social network. E spesso le vittime tendono ad isolarsi e non denunciare. Ora lo possono fare semplicemente usando il loro telefonino.

Ma in questo modo non si rischia di creare una rete di spioni e ragazzi pronti a segnalare anche, per divertimento, episodi che non sono da considerare effettivamente pericolosi? Secondo Franco Gabrielli, capo della polizia, lo scopo principale dell’app è quello di creare cittadini consapevoli e partecipi del sistema sicurezza. E sempre Gabrielli si affida al buonsenso degli utilizzatori, in modo da creare una fitta rete di comunicazione in grado di individuare e bloccare, poco per volta, i violenti o gli spacciatori. Da notare che negli Stati Uniti, esiste un app simile, creata dal Fbi nel 2016, la “BankRobbersApp, che permette ai cittadini di segnalare in tempo reale le rapine in banca. Il futuro della nostra sicurezza passa ancora una volta dal web.