Ossessione privacy e furbizia Facebook

Nell’audizione al Parlamento europeo, per giunta a distanza e in collegamento Skype, il furbetto Mark Zuckerberg non ha rischiato l’incriminazione o l’arresto, come in occasione della sua testimonianza davanti al Congresso e al Senato degli Stati Uniti. Il fondatore di Facebook è riuscito persino a rispondere, in poco meno di due ore di seduta, a tutte le domande dei commissari. Ma replicando a qualcuna di questa in maniera riassuntiva. Quella che ha poi ottenuto di far passare al volgo e all’inclite è stata l’ossessione del nuovo regolamento sulla privacy. Che, per Zuckerberg, risolverà tutto. In realtà, è palesemente vero il contrario. Il Gdpr, General data protection regulation, vale a dire Regolamento generale sulla protezione dei dati, sarà in vigore dal 25 maggio. Modifica un’informativa burocratica con un’altra. E sta già inondando le nostre caselle di posta con avvisi che giungono da chiunque abbia avuto con noi un qualsiasi rapporto, commerciale e non. In realtà, non cambia molto. Perché continueremo a ricevere mail senza aver mai dato il nostro consenso. Continueremo ad essere inondati di spam e consigli per gli acquisti. Salvo ricevere le ennesime, improbabili, nuove informative da accettare.

Pena, l’impossibilità di fare un acquisto online o di consultare un sito di nostro interesse. Zuckerberg, negli Stati Uniti, è stato messo sotto torchio per oltre cinque ore e mezzo per ciascuna audizione. È auspicabile che, a questo punto, Facebook eviterà di vendere i dati alla Cambridge Analytica di turno. Invece, in Europa, Italia inclusa, i giochi sono tutti ancora da fare. Facebook è il campo dell’arbitrio, il paradiso di imprese come la Casaleggio e associati, nonché un terreno fertile per i promotori dell’odio. A questo proposito, si registra un paradosso. I messaggi filo-islamici e anti israeliani vengono accolti. Altri messaggi, magari legati alla legittima difesa, non vengono pubblicati. Così, è possibile gridare a quel fenomeno che alcuni sostengono si chiami “islamofobia”. In verità, Facebook è governato come la Turchia di Erdogan e  Zuckerberg lo sa benissimo. E, come il presidente turco, sa di potere fare il prepotente con l’Europa, ma non con l’America.