Twitch, il canale viola

Twitch.tv, la piattaforma live streaming del momento che sfida YouTube è costata 970 milioni di dollari ad Amazon. Nata dalle menti di Justin Kan ed Emmett Shear il 6 giugno 2011 come spin-off della piattaforma di streaming generico Justin.tv, ne raccoglie ora tutti i contenuti dopo che il sito madre è stato chiuso.

La piattaforma viola, con ben 15 milioni di utenti, consente principalmente lo streaming di videogiochi. La costola di Justin.tv nasce come leader nel settore delle trasmissioni di eventi e competizioni e-Sports, con contenuti che possono essere visti sia in diretta sia off-stream e la sua offerta non si limita ai videogame, ma comprende anche lo streaming di just chatting, che mette al centro lo streamer e gli permette di avere un dialogo diretto con i suoi sub; oppure i food and drink, dove il content creator si inquadra in cucina mentre si mette alla prova ai fornelli o tramite la tecnica dell’Autonomous sensory meridian response, più comunemente chiamato Asmr, che consiste nel rilassamento dei propri spettatori attraverso tecniche specializzate, come il massaggio cerebrale, usando sussurri, leggeri sospiri oppure oggetti.

Analogamente a YouTube, Twitch ha permesso la nascita di video blogger ai quali fornisce una piattaforma sicura ed efficace, per realizzare contenuti di qualità e per monetizzare. Il primo modo per guadagnare è con gli abbonamenti, noti come sub, i cui importi vengono divisi tra la piattaforma e lo streamer secondo vari livelli di iscrizione il cui costo aumenta in base ai servizi in aggiunta che l’utente vuole avere. Essendo un servizio integrato ad Amazon, nel caso in cui un utente dispone di un abbonamento ad Amazon Prime, potrà beneficiare gratuitamente del servizio Twitch Prime.

Un altro strumento che aiuta a capitalizzare è quello dei bit, che possono essere acquistati in vari pacchetti: consentono di “tifare” per lo streamer che riceverà una minima parte di quanto speso dall’utente. L’ultimo modo, il più classico, è sicuramente quello legato alla pubblicità, inserita nelle live, che in genere è la stessa presente su YouTube o in tv. Ciò può avvenire manualmente (se ne occuperà lo streamer) oppure in automatico attraverso la piattaforma. Impossibile prevedere i guadagni generati dalle pubblicità, poiché il valore è influenzato dalla nazione in cui si trova lo streamer, il periodo dell’anno, il numero degli spettatori e la quantità degli Ads presenti sulla piattaforma.

Il fenomeno Twitch ha subito un’impennata durante il lockdown e anche in Italia sono comparsi moltissimi nuovi utenti, la maggior parte provenienti da YouTube, legati sia ai videogiochi sia al just chatting che alle altre categorie meno gettonate. Negli Stati Uniti è considerato un social come gli altri ed era molto in voga già prima della pandemia globale. In Italia, invece, si tratta ancora di una realtà legata più al mondo del gaming e in generale conosciuta maggiormente da un pubblico giovane, anche se negli ultimi mesi il trend si sta invertendo.

A calare è stata ovviamente la qualità, con una invasione di streamer di ogni genere che cercano di emulare i più blasonati e popolari, con scarsi risultati, come già accaduto in precedenza su YouTube. Ma Twitch si afferma comunque come una delle realtà web più importanti del mondo con 26,5 milioni di visitatori e una media di 2 milioni di spettatori in qualsiasi ora. La community ha influito sul crollo di YouTube o Twitch era già una bomba ad orologeria?