Sarà lo streaming la nuova tv?

Sta prendendo sempre più piede il fenomeno dello streaming. In che cosa consiste? Nel campo delle telecomunicazioni identifica un flusso di dati audio/video trasmessi da una sorgente a una o più destinazioni tramite una rete telematica. Questi dati vengono riprodotti man mano che arrivano a destinazione.

Al momento questo flusso multimediale si divide in due categorie. Abbiamo lo streaming on demand, adottato da famose aziende come Netflix e la “emergente” piattaforma Amazon Prime video, che hanno creato un impatto enorme sul piano commerciale ed economico del settore. L’altra formula, lo streaming live, similmente si può paragonare alle trasmissioni radiofoniche con la differenza che l’offerta si concentra su un materiale d’intrattenimento in diretta anche sotto il punto di vista visivo insieme a quello sonoro.

È chiaro ormai che questo “nuovo mondo” si sta insinuando nelle case di molti italiani e che, come sostiene l’ultimo studio pubblicato da Sensemakers, nel mercato televisivo nazionale è in atto a tutti gli effetti uno storico sorpasso. È stato infatti registrato un vero e proprio boom della domanda per lo streaming video, a dispetto della tv lineare tradizionale. Sensemakers ha rivelato infatti una crescita del 101 per cento a giugno 2020 rispetto allo stesso mese del 2019, e del 110 per cento a luglio se confrontato con lo stesso periodo dell’anno precedente. Una tendenza, questa, che non ha mancato di allarmare le maggiori aziende televisive preoccupate da questo dato.

Per correre ai rimedi, i colossi televisivi si stanno muovendo per includere nel proprio pacchetto il servizio in questione, tantoché – secondo i dati AuditelSky sarebbe leader tra gli streaming proposti dalle televisioni, con 400 milioni di ore circa, comunque in calo rispetto al picco di 700 milioni di marzo 2020. Oltre a Sky, il trend si è esteso anche a Mediaset, che nei contenuti visti presenta una media pari a 20-25 milioni di ore al mese, mentre la Rai si attesta a 13 milioni.

Non solo nel mondo della tv, ma anche in quello musicale lo streaming on demand è andato progressivamente a sostituire i supporti fisici (cd) e digitali (download) grazie all’espansione di servizi come Spotify, Apple Music, Amazon Music. Con buona pace degli ascoltatori puristi della musica. Tuttavia, non tutte le ciambelle riescono col buco: oltre alle numerose piattaforme che offrono il servizio con l’ausilio di un abbonamento, in circolazione se ne possono trovare diverse che presentano lo stesso pacchetto di contenuti, ma in maniera gratuita; situazione che secondo la legge italiana è illegale, dal momento che i download di un film in streaming costituiscono reato e sono punibili con una sanzione di 154 euro aumentata a 1032 euro oltre una certa soglia di materiale scaricato. Sono ormai 1.500.000 gli utenti con abbonamenti illegali oscurati dalla Polizia postale che ha anche azzerato l’80 per cento del flusso illegale Iptv in Italia e indagato 45 sospettati per frode informatica per un giro di affari per diversi milioni.

In parole povere, lo streaming è illegale quando diffonde in rete materiale protetto dal diritto d’autore senza l’autorizzazione di chi ne possa disporre per legge. Nonostante ciò, l’evoluzione e la crescita di questo servizio rivoluzionario non sembra fermarsi. Sarà questa, quindi, la televisione del futuro?