Telegram bloccato in Brasile, furia Bolsonaro

Per due giorni Telegram non ha funzionato in Brasile. L’app era stata bloccata per non aver adempiuto alle richieste della Corte Suprema circa la rimozione di contenuti considerati come “disinformazione”. Jair Bolsonaro, presidente del Brasile, ha definito la sentenza della Corte Suprema “inaccettabile” e poi ha commentato: “Colpisce 70 milioni di utenti di Telegram, solo perché non sono riusciti a bloccarne due o tre”.

Il giudice Alexandre Moraes, nel mese di gennaio, aveva disposto il blocco dei profili Telegram direttamente legati ad Allan dos Santos, blogger, per una presunta diffusione di “fake news”. Per la cronaca, dos Santos risulterebbe legato a inchieste per le quali è stato chiesto l’arresto ma al momento sarebbe latitante. La nascita di Telegram è datata 2013, per una intuizione del russo Pavel Durov (insieme al fratello minore Nikolai). La sede è stata trasferita da Berlino a Dubai, ha server in diversi punti del mondo, i messaggi della chat sono crittografati e c’è la possibilità di cancellarli dopo un certo tempo.

“Nel corso del fine settimana Telegram – è stato riportato dal Post – ha quindi rimosso i contenuti contestati, e domenica sera la Corte Suprema brasiliana ha ripristinato l’accesso all’app nel Paese. Oltre a venire incontro alle richieste della Corte, i gestori di Telegram si sono anche impegnati a promuovere le informazioni verificate, a contrassegnare quelle false, e a controllare scrupolosamente i 100 canali più popolari del paese, in vista delle elezioni”.

Ancora il Post: “Secondo la versione di Telegram, una prima richiesta della Corte era arrivata a febbraio. I gestori dell’app avevano risposto al tribunale, chiedendo di inviare eventuali nuove richieste a un indirizzo e-mail specifico, cosa che però non era avvenuta. La Corte aveva scritto nuovamente a un indirizzo e-mail societario generico, che nessuno aveva aperto prima di venerdì, giorno in cui il tribunale aveva deciso il blocco dell’app. Quando la mail era infine stata letta, ha sostenuto Durov, la società aveva immediatamente avviato un processo di revisione dei contenuti contestati”.