Visioni. “Gli anelli del potere”: un diseguale racconto fantasy

I primi due episodi dell’epopea tolkieniana 

Il Signore degli anelli torna in televisione. Ventuno anni dopo la trilogia cinematografica di Peter Jackson, tratta dal monumentale romanzo di John Ronald Reuel Tolkien, una nuova storia ispirata all’epopea della Terra di Mezzo viene mostrata su Amazon Prime Video. Il prequel Gli anelli del potere si compone di 8 episodi, ciascuno dei quali della durata media di 65 minuti. La serie tivù creata da D. Payne e Patrick McKay ha l’obiettivo di drammatizzare e approfondire il prologo de La compagnia dell’anello. Il risultato è un fascinoso e diseguale racconto tolkieniano che ha diviso gli spettatori e la critica. Migliaia di anni prima degli eventi raccontati ne Lo Hobbit e Il Signore degli anelli, nel corso della Seconda Era della Terra di Mezzo, si assiste alla forgiatura degli anelli del potere, all’ascesa dell’Oscuro Signore Sauron, alla caduta del regno insulare di Númenor e all’ultima alleanza tra elfi e uomini. Tra le foreste di Arda, irrompono i nuovi protagonisti della narrazione: i nobili elfi Galadriel (l’intensa Morfydd Clark) e Elrond (Robert Aramayo); il soldato elfo Arondir (Ismael Cruz Córdova) e la guaritrice umana Bronwyn (Nazanin Boniadi); Elanor “Nori” Brandyfoot (Markella Kavenagh), hobbit nomade, che vive in una foresta, insieme al suo popolo.

Dopo lunghi anni di pace, il cielo torna a essere presago di possibili rovesci della fortuna. Gli autori de Gli anelli del potere non hanno l’ambizione di creare un nuovo linguaggio, un nuovo sguardo, una nuova interpretazione del testo fantasy. Si limitano a mettere in scena nuovi eroi e nuove eroine impegnati a salvare la Terra di Mezzo. Per l’ambientazione, i costumi, il budget dell’operazione si segue un unico modello: il sicuro solco jacksoniano. Battendo un record e diventando la serie tivù più costosa mai realizzata. Se, come sosteneva Pablo Picasso, “l’artista mediocre copia e il genio ruba!”, bisognerebbe fare un plauso ai geniali creatori del racconto televisivo dedicato agli elfi, agli orchi e ai nani. Eppure, inevitabilmente, tutto, per quanto nuovo, appare già visto, già sentito, già superato.

Nonostante si avverta la piacevole sensazione di trovarsi al cospetto di una nuova fantasmagoria tolkieniana, Gli anelli del potere, difetta in sintesi. Almeno per il momento. I primi due episodi si dilungano in subplot dagli incerti sviluppi, permeati da lunghe e ieratiche scene dialogiche, a dispetto di brevi e poco entusiasmanti sequenze d’azione. Per queste ragioni, le due prime puntate diventano un’introduzione all’introduzione di un nuovo viaggio che sospende, un po’ troppo, l’appassionato racconto fantasy.