Prodotti di investimento: il boom italiano non è finito

Tempo fa Il Sole 24 Ore pubblicava un articolo, dal titolo “Risparmio gestito, il boom italiano non è finito: in arrivo altri 250 miliardi in tre anni”, per sottolineare la centralità del settore nonostante “l’incertezza sui mercati finanziari, le sfide regolamentari connesse all’introduzione di Mifid 2 e l’impasse che ha riguardato i Piani individuali di risparmio”. L’articolo, sulla base di una ricerca condotta da Prometeia e Ipsos, evidenziava che “dietro alle difficoltà riaffiorate negli ultimi mesi si mantengono intatti molti degli elementi favorevoli di fondo che puntano a una crescita in Italia dello stock di prodotti gestiti e assicurativi pari a 250 miliardi di euro nel 2021, fino a raggiungere la quota complessiva di 1.750 miliardi”.

Secondo Prometeia, “la miglior tenuta del mercato è legata in primo luogo al crescente ruolo esercitato dalle reti di consulenti, ma anche ai cambiamenti nella politica di offerta delle banche che, spostando sempre più l’attenzione dall’attività creditizia ai servizi di intermediazione e gestione del risparmio, hanno rafforzato i servizi di consulenza”. Dal 2011, gli asset gestiti dai consulenti finanziari sono passati da 200 a 700 miliardi di euro.

Negli ultimi 10 anni, le reti di consulenti finanziari hanno più che triplicato la propria quota di mercato. È quanto emerge da una analisi di Prometeia che prende in considerazione la ripartizione del patrimonio finanziario degli italiani tra banche tradizionali, poste e reti di consulenti finanziari. Secondo la società di consulenza, il patrimonio affidato dalle famiglie alla consulenza delle reti è passato dai 200 miliardi di euro di fine 2011 agli oltre 700 miliardi di fine 2021. Tradotto in termini percentuali, questa crescita ha portato le reti di consulenti finanziari ad aumentare la propria quota di mercato servito portandola dal 9,3 per cento al 17,5 per cento nel periodo. Insomma, un vero e proprio exploit che, secondo le proiezioni della stessa Prometeia, sembra destinato a durare almeno fino al 2026 quando le masse complessive dell’industria dovrebbero toccare gli 800 miliardi di euro, pari al 19 per cento della quota di mercato.

I fondi comuni d’investimento, gli Etf (Exchange-traded funds) e le gestioni patrimoniali sono tra i principali prodotti del risparmio gestito. In particolare, fondi comuni di investimento sono patrimoni collettivi costituiti con i capitali raccolti da una pluralità di risparmiatori, ciascuno dei quali detiene un numero di quote proporzionali all’importo che ha versato. Il sottoscrittore di una quota di fondo comune di investimento accetta implicitamente il rischio e il rendimento associati al portafoglio scelto: se il valore del portafoglio aumenta, il sottoscrittore ne trae beneficio; se diminuisce, ne sopporta la perdita. Le quote che vengono sottoscritte dai risparmiatori garantiscono uguali diritti.

Rispetto a un investimento diretto in azioni o obbligazioni, il vantaggio offerto dal fondo comune di investimento è l’accesso alla diversificazione di portafoglio, anche disponendo di risorse minime. I fondi comuni rendono facile l’accesso a portafogli diversificati: si può sottoscrivere una quota di un fondo comune e diventare di conseguenza comproprietario o creditore di centinaia di imprese diverse. Un secondo vantaggio riconosciuto ai fondi comuni è legato alla competenza professionale di chi ne gestisce gli investimenti: i gestori di fondi comuni di investimento tengono sotto stretto controllo le tendenze e gli andamenti dei mercati finanziari nei quali sono presenti e acquistano i titoli delle imprese che considerano più promettenti. Questa gestione professionale mira a un rendimento migliore sulle somme date in gestione al fondo.

I risparmiatori, investendo negli strumenti del risparmio gestito, attribuiscono a un intermediario un mandato per la gestione di un portafoglio di strumenti finanziari. L’intermediario incaricato della gestione (in nome proprio e per conto del cliente) effettua tutte le operazioni di acquisto e vendita di attività finanziarie o reali necessarie a costruire un portafoglio di investimento diversificato, caratterizzato da un profilo di rischio/rendimento coerente con quanto stabilito nel mandato di gestione.

Ovviamente, esistono innumerevoli metodologie di gestione che presuppongono alla base professionalità e capacità di adattare il portafoglio alle esigenze del cliente e al suo personale profilo di rischio. È proprio in tal senso che si sta evolvendo il ruolo del consulente finanziario, che deve essere sempre più posizionato sulle novità in termini di prodotti innovativi e novità fiscali, allo scopo di fornire un servizio sempre più completo e di qualità.