No-vax a pagamento?

Far pagare ai no-vax le spese per il loro eventuale ricovero ospedaliero da contagio Covid: questa l’idea espressa da più parti negli ultimi giorni. Una proposta di tal fatta, data la gravità del suo contenuto, non può che suscitare alcune riflessioni.

In primo luogo: i soloni che si smeningiano in simili spericolatezze giuridiche farebbero bene a ricordare che già con l’ordinario pagamento delle tasse – come per esempio l’Irap – tutti i cittadini contribuiscono al finanziamento del Sistema sanitario nazionale, prescindendo dal proprio stato di salute, per cui sarebbe ben paradossale che dopo decenni di pagamenti di tasse non si possa usufruire del Servizio sanitario nazionale soltanto come ripicca per la propria opzione etica (giusta o ingiusta che sia).

In secondo luogo: l’idea di poter subordinare un diritto fondamentale e costituzionalmente garantito come quello alla salute all’approvazione delle scelte di vita del paziente è tanto contraria alla vocazione etica della professione medica quanto al buon senso e ai principi generali dell’ordinamento giuridico di uno Stato di diritto. Seguendo la medesima logica allora si potrebbe estendere il ragionamento anche ai fumatori, agli obesi, agli atleti di discipline pericolose. E allora, perché no, anche a coloro che soffrono di patologie genetiche o ereditarie o croniche e non guaribili. Ci si ritroverebbe, tuttavia, dinnanzi ad un doppio problema: uno etico e uno logico.

Sotto il profilo etico si instaurerebbe un sistema sostanzialmente eugenetico socialmente determinato, difficilmente giustificabile dopo gli orrori del XX secolo e dopo il consolidamento di alcuni principi come quello di non discriminazione sulla base delle condizioni personali o di salute ufficialmente sancito da diverse carte internazionali oltre che dall’articolo 3 della Costituzione italiana. Sotto il profilo logico, invece, un sistema come quello predetto finirebbe per garantire paradossalmente l’assistenza sanitaria soltanto ai sani, escludendo i malati: ma, a questo punto, ci si dovrebbe chiedere a cosa servirebbe l’assistenza sanitaria per coloro che sono sani. E chi garantirebbe il diritto alla salute dei malati?

In terzo luogo: se si dovesse accettare con coerenza e serietà un simile ragionamento, allora ci si dovrebbe ricondurre alle sue inevitabili conseguenze, per cui chi è favorevole all’aborto dovrebbe da solo sostenere le spese mediche del medesimo, così come per la fecondazione eterologa, il suicidio assistito e via dicendo. È forse questa la strada che si suggerisce di intraprendere, cioè una forma di “privatizzazione” individualistica del sistema sanitario?

In quarto luogo: chi propone idee sconcertanti come quella predetta non ha ben chiara né la funzione della medicina, né la natura dello Stato di diritto le cui tutele giuridiche sono costitutivamente egualitarie – almeno per ciò che riguarda i diritti fondamentali come quello alla salute – a prescindere dall’opzione etica del singolo individuo. Non cogliere questa semplice verità significa ribaltare la logica delle cose e subordinare la natura e lo scopo dello Stato di diritto alla volontà del singolo individuo, cioè sovvertire il regime giuridico.

È chiaro che per riportare l’ordine nel disordine che la pandemia ha condotto con sé non si può indulgere in ingenue proposte sovversive della democrazia e dello Stato di diritto, ma occorre trovare soluzioni che con questi ultimi siano compatibili, per evitare di sacrificare sull’altare dell’emergenza il senso di umanità e il buon senso che dovrebbero sempre guidare l’azione e il pensiero di tutti, anche di coloro che dovrebbero essere tacitati a causa delle proprie idee radicalmente antigiuridiche, ma che vengono tutelati dalle universali garanzie di quello Stato di diritto che invece intendono arbitrariamente negare ad altri.