Santori: il mastino della Regione Lazio

Giovani leader crescono. È il caso di Fabrizio Santori, coetaneo di Matteo Renzi anche se, a differenza dell’attuale Premier, vanta già una lunga serie di battaglie sul territorio e una riconosciuta fama di paladino della gente comune (quella senza Santi in Paradiso) e della legalità. Cresciuto nelle giovanili della destra italiana, quella per la quale l’onestà è un dovere e la politica è un servizio alla comunità, si è fatto le ossa nella Circoscrizione dov’è nato. Ha sempre fatto politica potendosi permettere mille proteste eclatanti contro gli abusi di quelli che contano, senza scendere mai a patti o subire pressioni per due semplici motivi: dietro aveva i cittadini e non era ricattabile.

Lo incontriamo nell’ufficio che dal 2013 occupa in seno al Consiglio regionale del Lazio dopo il buon successo elettorale. Il telefono squilla incessantemente e le richieste che provengono dai quartieri della sua città lui se le ricorda una ad una senza il bisogno di consultare appunti o prendere tempo. Capiamo subito che intervistarlo sarà difficile, preso com’è da mille dossier aperti, ma comunque accettiamo la sfida.

Ma è vero che ha lo stesso numero di telefono da sempre?

Sì, da quando ero consigliere municipale firmavo i miei volantini con il 339/7360574. Lo faccio tuttora da consigliere regionale. Certe volte subisco lo stress, ma rispondo sempre io. E se non rispondo, richiamo. È molto dura ma lasciatemi vantare di questa abitudine.

Il suo rapporto con i cittadini è quotidiano, cosa le chiedono principalmente? In altri termini, quali sono secondo la sua percezione i principali problemi della gente?

Chi ha rapporti con il territorio conosce i problemi delle persone con qualche mese di anticipo rispetto a quanto ci fa vedere la tivù. Crisi occupazionale, alla terza settimana non si arriva, intolleranza verso il degrado, la questione nomadi e immigrazione clandestina, le strade che non vengono rifatte e se vengono rifatte quasi sempre male. Le liste d’attesa, la vergogna dei pronto soccorso, quartieri pieni di rifiuti dopo aver pagato una Tares salata. La cittadinanza oggi mostra intolleranza verso ciò che non va ed è più esigente. Se un politico non ascolta e soprattutto non agisce viene travolto dalla rabbia di un popolo che oggi si sente in ginocchio.

Lei è stato Presidente della Commissione Sicurezza al Comune di Roma, quindi ha avuto modo di tastare il polso della situazione capitolina in tema di sicurezza: qual è lo stato dell’arte e quali gli interventi più urgenti?

Anzitutto tengo a precisare che la Commissione si occupava soltanto di monitorare e denunciare. Le nostre proposte sono state solo in parte accolte. Ne vado orgoglioso, ma c’è tanta amarezza per i numerosi progetti cui non si è voluto dare seguito. Telecamere nei parchi giochi e nelle aree verdi, campi di transito ed espulsioni per i nomadi senza diritto a restare in Italia, apertura di nuove caserme in periferia, pene più dure per chi sfrutta la prostituzione, per il racket dei parcheggiatori abusivi, per chi brucia rifiuti tossici. In alcuni casi manca la norma nazionale, in altre esiste ma non la si applica ancora.

Sempre sul tema sicurezza, le brucia ancora la vicenda della roulotte del Gianicolo?

Sì, molto. Da cattolico non ho avuto alcun problema a dire che la Comunità di Sant’Egidio incentivava la presenza di roulotte in ogni dove. Ho accusato altre associazioni di fare business sulla solidarietà e, soprattutto, di non vedere che con quell’atteggiamento si alimentavano solo pulsioni xenofobe conseguenti al proliferare di fenomeni di insicurezza. Sono poteri forti anche loro, che pensano di difendere i più deboli ma che invece distruggono il tessuto sociale di una città e indirizzano gli italiani verso il binario della cittadinanza di serie B.

A proposito del Comune di Roma: lei ha alzato un gran polverone sul caso dell’acqua inquinata a Roma Nord. Ci racconta come stanno le cose?

Le responsabilità sono diverse e, a dire il vero, alcune risalgono anche a molti anni fa. Arsial, un vero carrozzone che deve essere abolito, non ha fatto il proprio mestiere, non applicando un Protocollo che risaliva al 2004. Il sindaco Marino è intervenuto troppo tardi, ha pubblicato un’ordinanza e solo dopo qualche giorno ha avvisato la cittadinanza. E poi oggi a Roma Nord ci sono ancora cose poco chiare come i criteri di assistenza a residenti e imprese e soprattutto in tanti sono ad essere preoccupati.

Ma veniamo al suo attuale impegno in Consiglio Regionale: è soddisfatto del suo operato? Rispetto alle cose che si era proposto di realizzare dall’opposizione, cosa le è riuscito e cosa non le è proprio riuscito?

Avevo detto ai miei elettori di andare in Regione per difendere trasparenza, questione morale e contenimento delle spese. Avevo detto loro che altro obiettivo sarebbe stato quello di battermi per una sanità di qualità, accessibile ai meno abbienti, efficiente e senza sprechi. A distanza di un anno sono arrivato a quasi venti tappe del “Tour della Sanità Malata”: vado in ogni ospedale, nei pronto soccorso e ad analizzare i siti della sanità regionale per verificare come sono messe le cose. Mi muovo su segnalazione di pazienti e operatori, ma alzo il sedere e vado. Se c’è un’eccellenza la sottolineo, ma dove c’è incuria e disservizio lo denuncio. Sulla trasparenza di questa Regione e del presidente Zingaretti troppo ci sarebbe da dire invece.

La sua voce è pressoché isolata nel denunciare le nomine della Giunta Zingaretti: la solita lottizzazione?

Zingaretti sta passando effettivamente come un santo. I costi del Consiglio regionale sono stati fortunatamente ridotti, ma questo lo dobbiamo a noi consiglieri, che abbiamo abolito il vitalizio, ridotto le spese, rinunciato a tutti i privilegi. Stessa cosa non è avvenuta in Giunta: collaboratori esterni e consulenti amici vengono nominati settimanalmente, gli assessori sono tutti esterni e poi c’è una pletora di dirigenti esterni che periodicamente aumentano. Si tratta di milioni di euro finanziati dai contribuenti. Senza dire poi che un assessore si è già dimesso, il responsabile della cabina di regia della sanità è stato rinviato a giudizio per truffa ai danni della Regione, altri due dirigenti sono implicati nello scandalo Cerroni.

Se la sente di fare un primo bilancio sull’operato della Giunta regionale?

Il popolo del Lazio è il più tassato d’Italia. Si parla di sostegno a start-up, ma non si capisce che difficilmente si tornerà ad investire nel Lazio con questo livello di pressione fiscale. Sui rifiuti non si è fatto nulla, si vive alla giornata e si attende un commissario nominato dal Governo. Sulle liste d’attesa siamo ancora una regione incivile e sui pronto soccorso siamo invece sottosviluppati. Su questi temi si giudica l’operato di una Giunta e su questi temi parlano chiaramente i fatti.

Lei è famoso per i blitz negli ospedali del Lazio. Che situazione ha trovato?

Al San Camillo pazienti ricoverati anche per tre giorni su materassi a terra, altri lasciati morire in corsia. In alcuni ospedali: soldi stanziati ma lavori mai effettuati. Al “Grassi” di Ostia le attese al pronto soccorso sono indegne. A Palombara Sabina vogliono chiudere il pronto soccorso nel fine settimana. A Fondi non ci sono medici. Sono solo alcuni esempi, potrei proseguire per ore.

Qualcuno l’ha definita il mastino del Consiglio regionale del Lazio. Ci si ritrova in questa definizione?

Bella questa, mi fa piacere, il mastino è un gran bel cane! Sono fatto così, faccio molto per gli altri ma sarei ipocrita se non affermassi che è proprio questo modo di lavorare che mi realizza. In molti dicono che devo essere gestito, altri affermano che sono una testa calda, altri ancora che non farò mai carriera. Poi mi dicono che sono un grillino, quello proprio no, io credo nei valori e nell’identità della mia Nazione. E soprattutto cerco sempre di costruire, come facevano i nostri avi, gli Antichi Romani. Il telefono squilla incessantemente mentre l’onorevole Santori continua ad occuparsi in prima persona dell’organizzazione dell’evento “DifendiAmo l’Italia” in programma per il 6 aprile a Roma. Dopo questa interessante chiacchierata lo lasciamo ai suoi impegni e ci portiamo a casa una piacevole sensazione: i politici non sono tutti uguali.