Una nuova traduzione per l'Ulisse di Joyce

In un suo saggio Pietro Citati, critico letterario e studioso di letteratura, sulla figura del genio ha scritto pagine indimenticabili, per dimostrare che il genio in letteratura è chi riesce a rappresentare la totalità della vita, cogliendone tutti gli aspetti ed i momenti essenziali. Dopo avere ultimato la lettura del grande libro di James Joyce Ulisse, di cui da poco è uscita una nuova splendida traduzione, realizzata dallo scrittore Gianni Celati, e pubblicata nella collana Letture dall’editore Einaudi, sono riaffiorate nella mia mente queste parole di Pietro Citati. Infatti questo libro non ha soltanto cambiato e modificato la forma del romanzo nel XX secolo, ma ha anche rappresentato l’epoca moderna con grande profondità e in modo geniale.

Con Ulisse di Joyce, secondo gli studiosi di letteratura, si conclude la lunga stagione del romanzo di impianto naturalistico, che mirava a ritrarre nell’ottocento la realtà in modo oggettivo, e viene inaugurata una nuova modalità narrativa basata sul famoso e celebre flusso di coscienza. In base al flusso di coscienza lo scrittore ritrae il mondo esterno seguendo il flusso costante ed incessante dei pensieri che si formano nella sua mente, che viene sollecitata dalle rifrazioni e percezioni dovute ai fenomeni con cui entra in relazione. Questo libro, uno dei più importanti del secolo scorso, non ha soltanto influenzato lo sviluppo della letteratura moderna, ma ha, anche e soprattutto, favorito e reso possibile l’esperienza delle avanguardie e la stagione degli sperimentalismi nel campo della cultura moderna durante il novecento. Ulisse è un libro la cui ampia e vasta narrazione, che si sviluppa in oltre novecento pagine, è basata sul racconto della giornata di Leopold Bloom nella città di Dublino il 16 giugno del 1904. Nella prima parte del libro, il cui stile è ancora di tipo tradizionale, compare Stephen Dedalus, che vive in una torre di Dublino.

Stephen Dedalus, scrittore ed esteta, è il personaggio che in diversi luoghi di Dublino incontrerà Leopold Bloom. Stephen Dedalus, che ha un temperamento incline alla meditazione, si interroga sulla storia del passato e riflette sugli eventi che, pur essendo possibili, non si sono verificati. La storia umana, nella quale non vi è alla fine la redenzione con il trionfo della giustizia e della libertà, gli si presenta come un incubo terrificante, da cui vorrebbe essere liberato. Subito dopo, nei successivi capitoli, compare Leopold Bloom. Questo personaggio, di cui il lettore in modo graduale conosce la identità e la personalità, vive con la moglie Molly, una cantante lirica. Bloom è un signore piccolo borghese che esercita la professione di pubblicitario e cura e realizza per conto degli imprenditori le inserzioni pubblicitarie sui maggiori giornali di Dublino. La parte iniziale della sua giornata è scandita da due eventi fondamentali. Avendo appreso che il suo amico Paddy Dignam è morto improvvisamente, colpito da un infarto, Bloom si reca al suo funerale. Nella carrozza che attraversa le strade di Dublino, in compagnia di altri conoscenti, Bloom con pensieri di rara profondità riflette sulla questione filosofica della immortalità dell’anima e sul problema teologico della Trinità. Per Bloom, in base ai pensieri che il flusso di coscienza gli fa sgorgare nella sua mente, la vita umana è il prodotto della evoluzione biologica. Pur essendo ebreo, Bloom appare nel libro un libero pensatore che diffida delle verità definitive custodite dalla religione tradizionale.

Dopo il funerale del suo amico, Bloom per lavoro raggiunge la sede del giornale, sul quale spera di fare uscire le sue inserzioni pubblicitarie. Nel libro è straordinaria la scrittura con cui Joyce ritrae l’ambiente del giornalismo e la rilevanza della informazione nella società moderna. Nella narrazione, mentre attraversa le strade meravigliose e bellissime di Dublino, Bloom indica le statue realizzate in ricordo degli Eroi nazionali, che, pur di difendere l’autonomia della nazione Irlandese dall’impero britannico, non esitarono a mettere a rischio la loro vita. Uno dei momenti di maggiore profondità nel libro coincide con la visita di Bloom nella biblioteca cittadina. In questo luogo ovattato e silenzioso, circondati da migliaia di volumi, alcuni intellettuali, tra cui Dedalus, propongono una nuova interpretazione della poetica di Shakespeare e tentano di penetrare nel mistero profondo che si cela nel dramma Amleto.

In particolare, uno di questi intellettuali afferma che nel mondo moderno l’arte deve avere l’ambizione di svelare le grandi idee e di mostrare le essenze spirituali indefinite, sicchè l’uomo possa confrontarsi con la saggezza che deriva dalla grande cultura classica e comprendere il mistero della vita umana. Nel libro il lettore si accorge che vi è nella narrazione una sequenza continua di situazioni ed episodi, che, per il modo in cui sono incastonati nella scrittura musicale, resa in italiano in modo ammirevole da Gianni Celati, presentano molti punti di somiglianza con il linguaggio della cinematografia moderna. In particolare è indimenticabile la scena che avviene sulla spiaggia di fronte al mare. Vi sono le madri con i bambini che giocano sulla spiaggia. Leopold Bloom con il viso atteggiato a malinconia e tristezza, mentre una pena interiore gli procura angoscia e una sofferenza inconsolabile, nota una giovane che lo osserva con ostinazione. La giovane Gerty Macdowell comprende che Bloom ha delle ferite interiori, che solo l’amore è in grado di lenire.

Mentre sulla spiaggia avviene questo scambio di sguardi tra Bloom e Gerty, risuonano i canti che provengono dalla chiesa, dove è in corso di svolgimento una cerimonia religiosa. In questa parte del libro l’incontro casuale tra Bloom e Gerty diviene il pretesto per una profonda analisi sui sentimenti umani e sull’amore che può unire in un sodalizio, fatto di tenerezza e complicità, una donna ed un uomo. Sono tra le pagine più belle e profonde del libro. Bloom, proseguendo la sua peregrinazione dentro il cuore di Dublino, dopo avere appreso che la signora Purefoy è in procinto di dare alla luce il suo nono figlio, si reca in ospedale. In questa parte del racconto riaffiorano le meditazioni di carattere religioso e teologico. Infatti Bloom, considerando con un sentimento di pietà la sofferenza delle donne al momento del parto, si chiede se l’anima, in base alla religione, viene trasmessa ed infusa nel feto dopo i primi mesi dal concepimento. Se questo fosse vero, l’atto generativo degli umani risponderebbe ad un disegno trascendente dovuto alla volontà imperscrutabile della divinità, designata nel libro con l’espressione di Plotino l’Uno.

In questo capitolo, per trattare il momento del concepimento e della nascita, Joyce ricorre ad uno stile che ha evidenti riferimenti alla prosa classica. Nel Pub, dove si reca per bere, Bloom incontra alcuni avventori. Proprio mentre discorre con uno di questi, presentato come un poco di buono, viene disprezzato in quanto ebreo. Questo episodio indica quanto peso ha avuto la questione religiosa in Irlanda, paese dilaniato da contrasti ancestrali tra cattolici e protestanti. Per difendersi, e smascherare la inconsistenza dell’antisemitismo, Bloom ricorda che sia Gesù di Nazaret sia Baruch Spinoza erano ebrei. Inoltre ricorda come i suoi antenati, che provenivano dalla Ungheria, una volta approdati in Irlanda furono costretti a convertirsi alla religione protestante ed a quella cattolica. Indimenticabile nel libro è la rappresentazione della atmosfera lasciva ed esilarante che Joyce fa del bordello e delle donne che vi si trovano, osservate con un misto di curiosità e compassione, dove Bloom incontra nuovamente Dedalus.

In un altro Pub Bloom e Dedalus si imbattono in un personaggio indimenticabile. Si tratta di un marinaio ed un avventuriero, il quale incarna l’archetipo del viaggiatore e dell’uomo abituato a vagare per il mondo. Proprio in questa parte della narrazione, Bloom riflette sul valore della tolleranza, sulla necessità di deplorare ogni forma di violenza, sul bisogno insopprimibile che nel mondo vi sia la giustizia tra gli uomini. La giornata di Bloom si conclude a tarda notte, dopo che ha vissuto le sue avventure nella città di Dublino, quando in compagnia di Dedalus, che decide di ospitare, rientra nella sua casa. Nella parte finale della lunga narrazione compare il celebre e memorabile monologo di Molly, la moglie di Bloom, che a differenza del marito, nella parte conclusiva della sua lunga confessione ammette di non potere fare a meno di credere in Dio. Molly nel suo monologo, molto poetico e molto profondo, parla dei suoi amori, del rapporto con Bloom, dei suoi desideri, della sua vita e delle sue speranze. In questo libro, unico e straordinario, non vi è aspetto della condizione umana che non sia stato analizzato e rappresentato. Proprio perché la scrittura del libro è molto musicale, occorre ricordare che in molti capitoli Joyce riflette sul rapporto tra musica e poesia, proponendo una sua riflessione, attraverso il personaggio di Bloom ed il flusso di coscienza, intorno alle grandi creazioni artistiche di Mozart e Mendelssohn. Grazie alla nuova traduzione di Gianni Gelati, il lettore italiano può scoprire un grande libro del novecento.