“Doppio sogno” all’Arcobaleno

In questi giorni, al Teatro Arcobaleno di Roma (fino al 26 novembre), va in scena “Doppio sogno”, per la regia di Gianni Leonetti. L’intrigante capolavoro di Arthur Schnitzler, da cui Stanley Kubrick ha tratto il suo ultimo film, “Eyes Wide Shut”, si evolve come un’affascinante e scandalosa fiaba sull’amore coniugale e sui fragili equilibri che lo tengono vivo.

“Albertine e Fridolin, tranquilla coppia borghese, dopo una festa in maschera, presi da smania di sincerità, finiscono per confidarsi i pensieri più intimi. Si confrontano sul piacere della sessualità, sulla gelosia, sulle trasgressioni e, in particolar modo, sui tradimenti sognati e vissuti. Saranno proprio queste confessioni a far vacillare il loro ménage, fino ad allora considerato appagante. Doppio sogno – scrive il regista – disegna la sottile linea di confine tra desiderio conscio e inconscio, tra la morale e il fremere continuo di pulsioni istintive, oltre a rappresentare la realtà nascosta dall’inganno di Fridolin, incline al tradimento, contrapposta a quella dei sogni adulteri svelati dalla moglie. Turbamenti paralleli all’interno della coppia, che progressivamente si allontana e si riavvicina senza però fornire certezze per il loro futuro insieme”.

Le scene con effetti onirici portano lo spettatore all’interno di quella dimensione fantastica dove il tempo sparisce, le pulsioni di questo rapporto uomo-donna si intrecciano con l’ancestrale rapporto tra istinto e cultura. Il desiderio sessuale che sembra inesauribile e il senso di colpa misto alla gelosia sono gli elementi trainanti di un’esistenza umana in cerca di un senso esistenziale alla vita. Quando si parla di Schnitzler è d’obbligo citare Sigmund Freud, suo amico e collega. Schnitzler, infatti, scrive “Doppio sogno” poco tempo dopo l’uscita de “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud. E non stupisce che il grande psichiatra, nella deferente lettera del 14 maggio del 1906, chieda all’amico-scrittore come abbia acquisito conoscenze a lui stesso costate decenni anni di studi e ricerche, ascoltando centinaia di pazienti.

Schnitzler, un ricercatore della psicologia del profondo, ha inaugurato una letteratura che, oltre a demolire le certezze convenzionali, irrompe nella natura istintiva, penetra nelle verità dell’inconscio e si immerge nei sogni degli uomini per capire se, come disse William Shakespeare, “noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”. Oggi, in un’epoca in cui persino i sogni appartengono al libero mercato, il quesito shakespeariano è stato profanato dalla pubblicità. Ma l’idiozia della banalizzazione commerciale non diminuisce la potenza di “Doppio sogno”, né la formidabile domanda che pone: dov’è l’esatto confine che separa il sogno dalla realtà in cui viviamo? Freud non ha avuto difficoltà a salutare entusiasticamente questo straordinario capolavoro, conosciuto in tutto il mondo: erotico, perverso, perturbante, in cui regna l’assoluto mistero del sogno come entità indecifrabile che noi abitiamo ogni notte.

“Nell’avvincente trama di questa eccezionale opera del Novecento – ha scritto ancora Leonetti nelle note di regia – regna assoluto il mistero del sogno, entità indecifrabile, ma nella quale siamo stranieri come in un ‘Paese al confine’, dove continuiamo ad essere noi senza esserlo”.

(*) Per info e biglietti: Teatro Arcobaleno