New York, il Met farà pagare ingresso: è la prima volta in 50 anni

Alle strette dopo un buco di bilancio di svariati milioni di dollari e dopo aver messo alla porta decine di curatori e lo stesso direttore Thomas Campbell, il Metropolitan Museum di New York ha cambiato le regole di accesso: a partire da marzo i visitatori non residenti a New York dovranno pagare un biglietto di ingresso da 25 dollari in linea con altri musei newyorchesi come il MoMA, il Guggenheim e il Whitney. Non succedeva da quasi mezzo secolo. Finora, sulla scorta del fatto che si trova su terreno comunale, e che dunque è in sostanza un’istituzione pubblica, il piu’ importante centro culturale del mondo si era limitato a “suggerire” il pagamento dei 25 dollari per entrare nelle gallerie. Di fatto, la maggior parte dei milioni di visitatori (oltre sette lo scorso anno da 4,7 milioni 13 anni fa) si limita a una donazione simbolica di pochi dollari o pochi centesimi: l’anno scorso solo il 17 per cento ha pagato i 25 dollari richiesti contro il 63 per cento del 2004.

L’idea dell’ingresso a pagamento era circolata inizialmente l’anno scorso quando il Met aveva fatto ricorso a tagli draconiani: oltre alla riduzione dello staff e del numero delle mostre, il rinvio della costruzione della nuova ala per l’arte contemporanea. Il contributo volontario resterà per i newyorchesi dietro presentazione di un documento che dimostri la residenza nello stato, mentre il biglietto a prezzo intero con validità di tre giorni consentira’ di accedere alle tre sedi del museo: oltre al quartier generale su Fifth Avenue, il Met Breuer su Madison e le gallerie medievali dei Cloisters.

L’annuncio non è stato senza polemiche. Un’altra istituzione cittadina, il New York Times, ha duramente criticato la decisione: “Il Met deve essere aperto a tutti. La nuova policy è un errore”, hanno dichiarato guerra i due critici del giornale, Holland Cotter e Roberta Smith. Il Metropolitan riceve attualmente 26 milioni di dollari dalla città di New York, la cifra piu’ alta accordata a qualsiasi altra istituzione cittadina, ma che copre appena l’8 per cento dei costi operativi. L’attuale politica del suggerimento a pagare il “giusto prezzo” ha generato incassi da 39 milioni nell’anno fiscale 2016, pari al 13 per cento del bilancio globale, che potrebbero salire adesso al 49 milioni col rischio però di spingere l’amministrazione cittadina a tagliare il contributo.