Sanremo ovvero l’amore ai tempi della precarietà

Ecco le venti canzoni di Sanremo. I “big” in gara canteranno l’amore ai tempi del terrorismo e della precarietà.

Il festival, in programma dal 6 febbraio, andrà in scena al teatro Ariston, e sarà trasmesso in eurovisione da Rai Uno. Il direttore artistico Claudio Baglioni sarà affiancato sul palco dalla showgirl Michelle Hunziker e dall’attore Pierfrancesco Favino.

Secondo il cantautore, “le canzoni sono punti di osservazione, sono la descrizione del nostro tempo. E proprio perché viviamo in un’epoca non chiara e di passaggio molti dei testi contengono domande, questioni, punti irrisolti. Non ci sono canzoni-slogan: i cantanti cercano di essere antenne sensoriali dell’oggi”.

Annalisa canta “Il mondo prima di te”, una ballata dal tipico tocco sanremese. Enzo Avitabile e Peppe Servillo, con “Il coraggio di ogni giorno” portano al festival un brano, scritto con Pacifico. Mettono in scena una Napoli dolente che ha “gli stessi occhi di Scampia”. Luca Barbarossa sceglie un intenso dialetto romanesco per la sua “Passame er sale”. Mario Biondi intona, con la sua voce soul, “Rivederti”, che pure segna un cambiamento di stile. Giovanni Caccamo canta “Eterno”, un brano classico per una sopravvalutata voce contemporanea.

Gli ex Pooh arrivano a Sanremo separati “per colpire uniti”. Red Canzian canta una canzone inutilmente ritmata: “Ognuno ha il suo racconto”. Roby Facchinetti e Riccardo Fogli si esibiscono in un duetto sulle note, stanche, de “Il segreto del tempo”. In tema di “reunion”, ecco i Decibel, che si presentano con un bel brano firmato da Enrico Ruggeri: “Lettera dal duca”, un chiaro omaggio al mito di David Bowie, con assolo di chitarra e ritornello in inglese.

Diodato è accompagnato dalla tromba di Roy Paci. Insieme eseguono “Adesso”: un inno retorico che celebra i bei tempi senza i telefoni cellulari. Elio e le Storie Tese cantano “Arrivedorci”, un brano che celebra fintamente Stan Laurel e Oliver Hardy. In realtà è compiaciuto omaggio alla storia del band. Per niente autoironico.

Max Gazzè suscita, sin dal primo ascolto del bello “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno” l’entusiasmo della stampa. Le Vibrazioni non cambiano il loro solito e datato registro rockeggiante di “Così sbagliato”. Lo Stato Sociale porta a Sanremo “Una vita in vacanza”. Un testo che civetta malinconicamente con l’attualità e che, nonostante l’entusiasmo di parte della critica, scivola in un involontario Kitsch. Noemi intona “Non smettere mai di cercarmi”, con una canzone d’amore venata di cantilenante malinconia. Ron osa confrontarsi con la memoria del suo mentore Lucio Dalla. “Almeno pensami” è un testo inedito, intriso di venature romantiche, firmato dal grande Lucio.

Il sorprendente Renzo Rubino esce “normalizzato” dall’esecuzione di “Custodire”. I The Kolors cantano “Frida”, un brano anonimo che non lascerà traccia. Ornella Vanoni interpreta “Imparare ad amarsi”, con Bungaro e Pacifico. Il brano, scritto dallo stesso Pacifico, non è un capolavoro. Eppure, la Vanoni lo rende subito “suo”, grazie ad un’esecuzione impeccabile. “Senza appartenere” di Nina Zilli segna l’abbandono del soul per una resistibile svolta pop della cantante piacentina.

Infine, Ermal Meta e Fabrizio Moro. Che cantano il polemico “Non mi avete fatto niente”. Un inno alla vita carico di sincera ribellione che profuma, secondo la stampa, di vittoria finale.