La censura russa proibisce un film satirico su Stalin

“Morto Stalin se ne fa un altro”. Non è una battuta. Ma il titolo del film satirico firmato dal comico scozzese di origini italiane Armando Iannucci. La satira, a Mosca, non è di casa. Per queste ragioni, dopo la proiezione della pellicola al cinema Pioner è avvenuto un blitz della polizia. Sei agenti e altri uomini in abiti civili hanno preteso di parlare con l’amministratore. Dopodiché, si è tenuto un “incontro” a porte chiuse. La sala cinematografica è accusata di avere sfidato il divieto a proiettare il film imposto dalle autorità. Censura totale, dunque.

Il Pioner non è una sala indipendente. È di proprietà dell’oligarca Alexander Mamut. Ad ogni buon conto, si tratta di un luogo frequentato dall’élite liberale moscovita. Pare che Mamut voglia andare avanti, confortato dal successo di pubblico che ha registrato il film.

“Mi sento – afferma ironicamente il giornalista Leonid Parfyonov – come qualcuno che ha fatto qualcosa di proibito, come mangiare il parmigiano. La verità è che i russi hanno ancora timore di ridere di queste cose”.

Il ritiro della pellicola è stato sancito dal ministro della Cultura Vladimir Medinsky tre giorni fa. “Il film – sostiene – può essere percepito dagli spettatori come offensivo nei confronti del passato sovietico e dell’Armata rossa, che ha sconfitto il fascismo”.

Per Medinsky, “in Russia non vi è alcuna censura. I cittadini non hanno paura di valutazioni critiche della nostra storia, ma c’è un confine morale tra l’analisi critica della storia e la presa in giro fine a se stessa”.

Stabilire quel “confine” vuol dire, per l’appunto, censurare.