Per gli studiosi costituisce un obiettivo necessario definire e cogliere il tratto fondamentale dell'identità e del carattere nazionale degli italiani. L’ultimo libro di Corrado Augias, intitolato Questa Nostra Italia, edito dalla casa editrice Einaudi, si situa nel campo della saggistica di cultura. Lo scrittore, nella prima parte del suo bellissimo libro, osserva come dopo lo scoppio di tangentopoli, avvenuto nel 1992, si è infranto l’equilibrio politico che ha garantito lo sviluppo della storia della Repubblica Italiana.

Per Augias la nazione italiana, e non lo stato, si è formata in primo luogo sulla lingua, ragione essenziale che spiega come la letteratura sia l’elemento fondamentale della identità del nostro Paese. Nel libro, un viaggio tra le principali città del nostro Paese, alla ricerca dei luoghi in cui hanno vissuto, pensato e scritto i grandi protagonisti della cultura letteraria e artistica italiana, Augias afferma che gli italiani, secondo alcuni studiosi, sarebbero privi di una dimensione tragica della vita.

Infatti in Italia è stato inventato in campo musicale il melodramma, che esalta in modo esasperato le passioni che l’animo umano è capace di coltivare. Nel nostro tempo, accanto alla crisi economica, vi è una crisi culturale e morale.

Il filosofo Michel Serres nel suo saggio Darwin, Napoleone e il Samaritano, ripudiando la concezione progressiva della storia prediletta dagli illuministi, ha delineato una visione della storia che presuppone una relazione spazio temporale non più lineare ma complessa, relativa ed ondeggiante.

Nel libro, belle ed intense sono le pagine dedicate all’8 settembre 1943, quando il nostro Paese andò in pezzi, non ci fu più un ordine politico né un esercito, e il territorio nazionale venne invaso e occupato dai tedeschi. La resistenza, la sconfitta del nazifascismo e la fondazione della Repubblica furono i momenti fondamentali della rinascita della patria.

Nel suo romanzo saggio intitolato L’Orologio, Carlo Levi ha descritto come in tre giorni accaddero eventi decisivi. Infatti vi fu la caduta del governo Parri, nato dalla resistenza, e si posero le basi politiche, durante quei tre giorni del dicembre del 1945, per dare vita ad un governo che favorisse la ricostruzione del Paese. A Torino, la città a cui nel libro è dedicato un capitolo bello e memorabile, durante il fascismo, un intellettuale come Piero Gobetti intorno alla idea della Rivoluzione Liberale, titolo di un suo libro, riunì un gruppo di studiosi, che erano animati dal proposito di diffondere una nuova cultura, perseguendo gli ideali di giustizia e libertà.

La rivoluzione liberale diventa un laboratorio culturale sia per opporsi al fascismo sia per favorire il rinnovamento della società italiana, poiché per Gobetti la causa dell’arretratezza del nostro Paese dipendeva dalla mancanza di una borghesia intraprendente, visto che è sempre stata nel tempo inerte e torpida.

Per Augias i Promessi Sposi di Manzoni sono un libro fondamentale per cogliere il carattere degli italiani, nell’Ottocento e del nostro tempo. In essi è rappresentata l’eterna Italia in cui si diventa servi per necessità, per cupidigia, per quieto vivere, per voluttà di obbedire al potente di turno.

La descrizione della carestia del 1628, presente nei Promessi Sposi, mostra la ferocia della folla, la paura, l’inganno e l’astuzia delle parole adoperate dagli spagnoli per sedare i tumulti. Proprio in margine al libro del Manzoni, Augias ricorda che per Benedetto Croce il carattere di un popolo è la sua storia, sicché per comprendere quanto di complicato e inafferrabile c’è nella storia contemporanea occorre risalire al passato.

Il capitolo su Recanati, la poetica di Giacomo Leopardi, il giudizio che ne diede Francesco De Sanctis, cogliendo per primo la novità della sua poesia, intessuta di una riflessione lucida sulla tragica condizione umana, è magistrale. Gran parte della vita del poeta fu finzione, fantasia, sogno. Tuttavia, nel suo saggio Discorso Sopra Lo Stato Presente Degli Italiani, Leopardi esprime il suo lamento sulle tristi condizioni dell’Italia, sulle perenni divisioni che espongono il nostro Paese alle scorrerie degli stranieri.

In questo saggio, il poeta spiega perché individui brillanti e inventivi non riescano a dare vita ad una società che abbia un grado di coesione paragonabile a quello esistente nelle altre nazioni Europee. Dopo avere descritto altre città, come Trieste, Genova, Bologna, Roma e Napoli, Augias si sofferma sulla disputa teorica che oppose De Sanctis e Carducci.

Nel XVII capitolo della Storia della Letteratura Italiana, De Sanctis sostiene che con la controriforma, nata per arginare il sommovimento suscitato dalla riforma di Lutero, si ebbe una involuzione politica e culturale, poiché nacque la doppia morale, l’ipocrisia e la dissimulazione, tutte cose deteriori che impedirono al nostro Paese di darsi una patria fondata su di un solido assetto statuale, quello vagheggiato da Machiavelli. Si potette conseguire per De Sanctis l’osservanza delle forme in disaccordo con la coscienza.

Carducci, il poeta delle Odi barbare, nel discorso dello svolgimento della letteratura nazionale non vede la frattura, riconosce certo la rovina, l’Italia divenuta terra di conquista, però, per lui ciò che a De Sanctis sembrava ipocrisia appare come l’astuzia a cui ricorrono le classi dirigenti del Paese. Belle le pagini che illustrano la frattura tra il Nord e il Sud del nostro Paese, in base alle intuizioni che hanno avuto scrittori come Tomasi di Lampedusa e Leonardo Sciascia.

Un libro colto e magistrale per capire l’origine della nostra identità nazionale.