Nei giorni scorsi, presso il Centro Studi Americani, si è svolta la presentazione del libro di Riccardo Nencini, “La bellezza - petit tour” (edizioni Polistampa, 2018), un affresco storico e culturale con al centro la Toscana, e in particolare il Mugello, la terra dell’autore. Riccardo Nencini si presenta qui non nella sua veste di uomo politico, ma di fine intellettuale – a dire il vero Max Weber parlava della politica come lavoro intellettuale di professione – raccontandoci del Mugello, terra sospesa tra Toscana e Emilia Romagna, un tempo patria della famiglia de’ Medici e “contado buono di Firenze”, come ricordato dall’autore. Alla presentazione del libro hanno partecipato Massimo Miglio, presidente dell’Istituto Storico Italiano per il Medioevo, l’editorialista Pierfrancesco De Robertis, insieme a Paolo Messa, direttore del Centro Studi Americani, che ha dato il suo saluto.

Seppure il titolo richiami il classico tour degli aristocratici inglesi in Italia, il volume è una memoria costruita attraverso un’attenta ricerca storica, al fine di percorrere strade che non ancora sono state percorse. Un petit tour - anche se di un volume di oltre trecento pagine si tratta, corredato di illustrazioni e testimonianze fotografiche - che va a raccontare una parte di Toscana “con il registro della passione”. Molto interessante è il metodo su cui è incardinata questa ricerca, con una attenta analisi della nostra società in confronto con quelle passate: è un incontro tra l’autore e la sua terra, come se Nencini fosse parte del Mugello e il Mugello avesse trasmesso il suo spirito nell’opera dell’autore.

“Un continuum” che sembra quasi volersi saldare alle radici più antiche della storia stessa, alla leggenda, ma con un attento rinvio alle fonti, per tornare alla matrice, all’inizio in cui la storia, il racconto individuale, prende forma.

Come osservato da Massimo Miglio, uno storico che parla dell’immaginario è piuttosto atipico - potremmo definirlo psicologo della storia, o anche storico della psicologia delle masse, a seconda dei punti di vista. Del resto vi è molta ricerca interiore nel testo. “La terra commuove quando la tocchi con mano”, scrive Nencini. Forse perché il suo punto di vista è di colui che ha vissuto la sua terra e ha voluto poi, quasi come atto di devozione, costruirne un affresco-recherche di un tempo perduto. Di sicuro, il metodo seguito è quello dello storico che entra​ nel cuore della terra, la cui analisi non rimane arida ma vive in armonia con ciò su cui fa luce.

Durante la presentazione, Nencini, dando prova della sua rinomata cultura, ha raccontando alcuni aneddoti, come quello riguardo un testo settecentesco di Giuseppe Maria Brocchi, che racconta gli interni delle chiese e dei palazzi gentilizi, in modo da avere una comparazione con il loro stato oggi, e poter così capire quali opere d’arte, sciaguratamente, siano state trafugate nel corso degli anni.

E così, ancora una volta, l’Italia e i suoi scorci, sono al centro del racconto di un intellettuale, mostrando come la cultura e l’arte siano i più grandi tesori del Bel paese.