Ritorna la rubrica attraverso la quale “L’Opinione delle Libertà” vuole dare voce e spazio ai volti noti e meno noti della letteratura italiana. Per questo week-end di fine settembre vi consigliamo “Dopo la pioggia le foglie sono verdi” di Salvatore D’Antona (Apogeo Editore).

Salvatore D’Antona è nato a Napoli nel 1965. Ha pubblicato la raccolta di racconti L’incanto di Nuvola Panna (Demian Edizioni, 2007) e i romanzi: Come un arancio amaro (2009), La ragazza di Camden (2011), Santinillo (2011), Il fuoco e la carezza (2013) tutti con Demian Edizioni; Desiderio (La Tana del Bianconiglio, 2015), Un bacio prima dell’alba (Città Nuova, 2016), Perla (L’Orto della Cultura, 2016), Il viaggio di Mohamed (Città Nuova, 2018).

 
La Storia

Ci sono luoghi in cui i sentieri della natura si intrecciano con quelli dell’anima. Ci sono luoghi in cui il verde delle foglie appare più splendente ad ogni pioggia, come se si lavassero via le scorie tossiche del mondo, per riappropiarsi di un’originaria purezza.

Livio lascia la sua Napoli per avventurarsi lungo il sentiero che conduce al rifugio Forca Resuni, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, mosso da un sentimento di appartenenza profonda con quegli scenari incontaminati. Si tratta di un cammino di scoperta e di profonda fusione con il Tutto, con quel polmone verde d’Italia che fa respirare a pieno torace chiunque lo attraversi, custode silenzioso di segreti ed emozioni. Così, tra le fronde degli alberi, trasportato dal vento, riecheggia ancora il ricordo delicato di Caludio Miccoli, ventenne napoletano ambientalista e pacifista, militante nel Wwf, morto tragicamente il 30 settembre 1978 proprio a causa di un gesto di pace, per mano di una squadra di neofascisti.

“Civitella Alfedena, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, è il punto di partenza di uno dei sentieri più suggestivi che conduce verso luoghi incontaminati dove la Natura si presenta in tutta la sua maestosa bellezza. Sono luoghi che custodiscono gelosamente la Memoria di Claudio Miccoli, colui che un tempo si è battuto per proteggere le specie di animali più rare, che ha speso la sua breve vita per difendere ruscelli, faggete, camosci e gracchi, “per realizzare unità con ciò che ci è intorno”. Ma cosa spinge Livio, protagonista del romanzo, a lasciare la sua Napoli per inerpicarsi, ancora una volta, faticosamente lungo il sentiero che conduce al rifugio di Forca Resuni? Chi è quell’uomo che lo attende mimetizzato tra le pietre dei ghiaioni? Quale segreto nasconde?”

Salvatore D’Antona, come preso per mano dallo spirito di Miccoli, mette nero su bianco un perfetto esempio di panismo d’Annunziano, quella fusione dei sensi e dell’animo con le forze della vita, quel sentimento di unione con il tutto che è la tensione umana a identificarsi con le forze naturali e a mescolarsi con esse istintivamente.

“Dopo la pioggia le foglie sono verdi” è un romanzo di esplorazione, un inno alla tolleranza e alla nonviolenza, che conduce il lettore attraverso i sentieri più scoscesi ed irregolari dell’anima.