Premi Nobel: la fisica ci porta in orbita

Si è aperta lunedì la settimana dell’assegnazione dei premi Nobel, i prestigiosi riconoscimenti conferiti dall’Accademia di Svezia che riconoscono le eccellenze intellettuali ed umanistiche in sei discipline (Economia, Chimica, Fisica, Pace, Medicina e Letteratura) sin dal lontano 1901.

Il Nobel per la Fisica ha incoronato quest’anno ben tre scienziati, il canadese ottantaquattrenne James Peebles ed una coppia di astronomi svizzeri, Michel Mayor, 77 anni, docente presso l’Università di Ginevra, e Didier Queloz, 53 anni, professore a Cambridge.

Occhi puntati all’universo insomma, per due scoperte che hanno il fascino di dischiudere la conoscenza verso nuovi mondi fino ad ora solo immaginati o solo descritti nei racconti di fantascienza. Non a caso, Mayor e Queloz sono stati subito soprannominati i “cacciatori dei mondi alieni”, poiché i loro studi e le loro ricerche si sono orientate alla scoperta dei cosiddetti “esopianeti”, cioè di quei corpi celesti non appartenenti al nostro stesso sistema solare che però orbitano anch’essi attorno ad una stella con caratteristiche simili a quelle del nostro Sole, riproducendo quindi, in parte, le condizioni presenti nella parte di universo più vicina a noi e quindi più conosciuta.

La scoperta risale all’ottobre del 1995, quando, grazie ad una tecnica di osservazione indiretta chiamata “spettroscopia Doppler”, i due astronomi d’Oltralpe individuarono e riconobbero il primo esopianeta conosciuto dall’uomo che prese il nome di “51 Pegasi b”, poi semplificato con Bellerofonte. Da allora ne sono stati scoperti ed individuati innumerevoli altri, tanto che ad oggi risultano ben 4100 i pianeti extrasolari conosciuti in 3055 sistemi planetari diversi.

Solo questi pochi dati bastano a spiegare gli innumerevoli passi in avanti fatti in campo cosmologico ed il fascino di un universo ancora tutto da scoprire: inutile nascondere, infatti, che ad ogni esopianeta individuato, spesso corrisponde la speranza mista a curiosità e timore di trovare mondi in grado di ospitare qualche forma di vita extraterrestre e allo stesso tempo ci costringe a riflessioni profonde ed inevitabili sulla limitatissima importanza che rivestiamo in un universo di cui la nostra supposta centralità viene sempre più decisamente smentita.

A dimostrarlo sono proprio le ricerche del terzo astronomo insignito del Nobel, James Peebles.

Questo ricercatore e professore dell’Università di Princeton, infatti, dedicando le proprie ricerche a quella che viene definita “radiazione di fondo” e cioè l’eco del famoso Big Bang che ben 14 miliardi di anni fa avrebbe dato origine a tutto l’universo, è riuscito non solo a dare un contributo fondamentale alla conoscenza della storia dell’universo, ma è stato anche capace di dimostrare che ben il 95 per cento del cosmo che ci circonda sarebbe costituito da “materia ed energia oscura”, particelle invisibili e fino ad ora mai individuate, di qualcosa, cioè, di cui conosciamo poco o nulla.

Una porzione enorme di ignoto che ci impartisce una grande lezione di umiltà e che rappresenta una delle maggiori sfide per la cosmologia e la fisica odierna.