Sos crollo immatricolazioni atenei, pesano crisi e virus

Il Censis stila la tradizionale classifica degli atenei italiani, che vede la conferma di molte prime posizioni, ma lo studio evidenzia anche come la paura e le conseguenze del Covid-19 pesino sugli atenei italiani che, nonostante siano riusciti in gran parte ad adeguarsi rapidamente alla didattica a distanza, ora temono un crollo delle immatricolazioni. Il Covid però non sembra aver stravolto finora i voti tra i “primi della classe”. Nel ranking dei mega atenei statali - quelli oltre 40mila iscritti - nelle prime quattro posizioni restano stabili nell’ordine l’Università di Bologna, quella di Padova, quella di Firenze e “La Sapienza” di Roma. Sale di una posizione l’Università di Pisa, mentre l’Università di Torino perde due posizioni e retrocede al settimo posto, dopo la Statale di Milano. Ultima è l’Università di Napoli Federico II, preceduta dall’Università di Catania. L’Università di Bari si conferma in terzultima posizione. Tra i grandi atenei non statali - oltre 10mila iscritti - in prima posizione anche quest’anno la Bocconi, seguita dalla Cattolica.

Tra i politecnici guida anche quest’anno quello di Milano, poi lo Iuav di Venezia, che fa retrocedere in terza posizione il Politecnico di Torino, seguito da quello di Bari. L’Università di Perugia mantiene la posizione di vertice nella classifica dei grandi atenei statali - da 20mila a 40mila iscritti - e sale di due posizioni quella di Pavia, dal quarto al secondo posto. Tra i medi atenei statali (da 10mila a 20mila iscritti) anche quest’anno l’Università di Trento è prima, mentre per i piccoli atenei statali difende la sua prima posizione l’Università di Camerino, ma scala la classifica di ben quattro posizioni l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, giunta seconda.

La classifica dei medi atenei non statali (da 5mila a 10mila iscritti) vede in testa la Luiss di Roma, mentre Bolzano è prima tra le piccole università non statali. Nell’indagine condotta dal Censis, il bilancio di questi mesi difficili, al di là del dramma, non è negativo. Su 61 atenei, 42 hanno completato il passaggio alla didattica a distanza entro una settimana dall’inizio del lockdown, i rimanenti per lo più in due settimane. Ma le risorse messe a disposizione dal Fondo per le esigenze emergenziali del sistema universitario sono state ritenute all’unanimità insufficienti.

Il Censis registra soprattutto una preoccupazione per un eventuale crollo delle immatricolazioni. Per l’Istituto di Ricerca, il rischio di una contrazione delle nuove iscrizioni è molto concreto, a causa dell’impatto della pandemia sui redditi e sulle prospettive di famiglie e studenti, oltre che sulla mobilità degli studenti internazionali. Il pensiero va all’effetto sulle immatricolazioni della crisi scoppiata nel 2008, che all’epoca fu molto rilevante: causò una riduzione complessiva di quasi 25mila immatricolazioni nel giro di sei anni (-8,4%), con un tonfo nel solo primo anno della crisi del 4,1%. Inoltre, un arresto dei flussi degli studenti residenti all’estero priverebbe i nostri atenei di una componente importante (l’1,7% degli immatricolati nello scorso anno accademico: 5.155 studenti) e in forte crescita nel tempo. Nel quinquennio 2015-2019 il tasso medio annuo di incremento è stato del +10,7%.