Barriere culturali e architettoniche: “Abbatterle con un sorriso”

Corro da te di Riccardo Milani è stato proiettato alla Camera dei deputati, per affrontare la questione delle barriere culturali e architettoniche. Il tema è uno dei parametri per valutare il grado di civiltà di un Paese. In Italia molto si è fatto sul piano legislativo, ma “occorre anche e soprattutto un cambio culturale profondo. A questo scopo ciascuno di noi deve comprendere che le persone con disabilità non possono essere considerate come un peso o come persone uguali ma “separate” dal resto della comunità. Sono cittadini e devono partecipare a pieno titolo e su un piano di parità, secondo le rispettive aspirazioni e i progetti di vita individuali, a ogni ambito della vita del Paese”.

Con queste parole il presidente della Camera Roberto Fico, martedì scorso ha aperto il convegno “Barriere culturali e architettoniche - Abbatterle con un sorriso” moderato dal vicepresidente della Camera Andrea Mandelli, con la partecipazione della ministra per le Disabilità Erika Stefani, del vicepresidente della Commissione Bilancio del Senato Erica Rivolta, e il contributo trasversale dei parlamentari di tutti i gruppi politici.

L’ incontro ha acceso un faro sul tema del diritto alla mobilità e alla libertà di vivere pienamente la socialità anche attraverso la proiezione del film Corro da te. “Un’iniziativa apparentemente leggera, può fare molto di più che tanti momenti di approfondimento che poi rimangono fini a loro stessi”, ha spiegato Andrea Mandelli.

Corro da te, realizzato da Riccardo Milani per la Vision Distribution, Wildsite, Sky Italia racconta in modo convincente le problematiche dei diversamente abili in una commedia dall’approccio leggero, umano e di grande sensibilità.

Il film racconta la storia di un manager 49enne, Gianni (Pierfrancesco Favino), “collezionista di giovani donne” il cui impegno principale è quello di mantenersi in forma. Nel tentativo di sedurre Alessia, la nuova vicina di casa, si finge disabile senza sapere che Alessia ha una sorella realmente disabile. Da qui si vengono a creare una serie di situazioni vissute da Chiara (Miriam Leone) una violinista e una campionessa di tennis che ha una lesione midollare e da Gianni sulla sedia a rotelle.

Nel backstage che ha preceduto la proiezione Favino ha evidenziato che oltre alle disabilità fisiche esistono le disabilità emotive che possono essere ancora più disabilitanti. Miriam Leone ha spiegato: “Mi sono calata in questa realtà per cercare di capire come sentirsi in questa condizione e quali sono le difficoltà. Il mondo visto da seduti cambia, guardi il mondo da un altro punto di vista”.

Tra gli interventi risaltano le parole della deputata “azzurra” Giusy Versace, campionessa di atletica leggera dei Giochi paralimpici. “Iniziative come queste – sostiene – non sono poi tanto marginali, sono fondamentali. Tutti noi, ognuno nel nostro piccolo, ha questo profondo dovere di sensibilizzare e di lavorare proprio per agevolare l’integrazione sociale. Tanto più rendi accessibile un contesto, tanto più anche la persona con disabilità si sente parte del mondo e non una parte del mondo. A volte dico che ho dovuto perdere le gambe in un incidente stradale per impararlo. Mentre le barriere architettoniche si possono abbattere con un po’ più di coraggio e di volontà, quelle mentali si possono abbattere soprattutto con la cultura. Dietro a ognuno di noi c’è una storia che merita di essere raccontata, proprio perché sia da stimolo per gli altri. Il cinema ha il grande potere di far comprendere che la disabilità sta negli occhi di chi guarda”.