Roma omaggia uno dei grandi protagonisti del cinema internazionale. Da ieri, 17 aprile, fino al 19 luglio 2026, ai Musei di San Salvatore in Lauro, è aperta Dante Ferretti, con i miei occhi. I segreti del maestro della scenografia, una mostra dedicata allo scenografo tre volte premio Oscar, capace di attraversare oltre 60 anni di storia della settima arte tra generi, paesi e visioni differenti. L’esposizione accompagna il pubblico dentro l’officina creativa di un autore che ha trasformato il mestiere della scenografia in una vera forma d’arte. È un viaggio nel cuore del cinema inteso come artigianato colto e visionario, dove il disegno diventa spazio, la memoria si traduce in immagine e il set prende forma come universo immaginario. Curata da Raffaele Curi e organizzata da Il Cigno Arte in collaborazione con Vertigo Syndrome, la rassegna riunisce circa 40 opere tra bozzetti preparatori, studi, dipinti e materiali di lavoro. L’iter ripercorre anche le collaborazioni che hanno segnato la sua carriera, dai film con Pier Paolo Pasolini fino alle produzioni di Martin Scorsese, passando per l’immaginario onirico di Federico Fellini, testimonianza della capacità della scenografia italiana di affermarsi nel mondo.
La mostra arriva nella Capitale dopo una prima tappa al Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera. L’approdo romano assume tuttavia un significato particolare: Roma è il luogo in cui si è formata la vicenda artistica di Ferretti, tra incontri decisivi con i grandi maestri del cinema italiano e l’apertura a una dimensione internazionale. Proprio nella “sua” Roma questa seconda tappa non si limita a celebrarne il profilo di scenografo pluripremiato. L’obiettivo è restituire l’immagine di un artista visivo autonomo, capace di trasformare il bozzetto in opera compiuta, la pittura in cinema e il cinema in una forma permanente dello sguardo. Il cuore del progetto, allestito negli spazi del complesso monumentale di San Salvatore in Lauro, nasce proprio da questo cambio di prospettiva: osservare i bozzetti di Ferretti come l’origine di tutto il processo creativo. Spazi, architetture e prospettive prendono forma prima ancora della macchina da presa, con una loro identità visiva e narrativa. Il film non fa che amplificarli e trasformarli.

La grandezza dell’artista è stata riconosciuta anche da alcuni dei protagonisti del cinema contemporaneo. Pier Paolo Pasolini lo definì un genio, mentre Leonardo DiCaprio lo ha indicato come “lo scenografo più emblematico e rappresentativo della sua epoca, forse il migliore di tutti i tempi”. Un giudizio che riflette una carriera costellata di riconoscimenti. Ferretti ha ottenuto nove nomination agli Academy Awards per la scenografia, conquistando tre premi Oscar per The Aviator, Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street e Hugo Cabret. A questi si aggiungono una candidatura ai costumi per Kundun, quattro Bafta Awards, tre premi della critica di Los Angeles, un riconoscimento della Art Directors Guild, un premio del National Board of Review, cinque David di Donatello, 14 Nastri d’Argento e cinque Premi Cinearti – La chioma di Berenice, oltre a numerosi altri riconoscimenti internazionali.
Aggiornato il 18 aprile 2026 alle ore 09:47
