Tim-Vivendi, Calenda non molla: “Trattati come la Guyana”

Il Governo non molla la presa su Tim. E, in particolare, a non mollare è il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, convinto che su Vivendi “va fatto tutto il processo”, visto che “ci hanno trattato come se fossimo la Guyana francese”.

Alla vigilia del secondo incontro con l’amministratore delegato di Tim, Amos Genish, che tornerà oggi al ministero dello Sviluppo appena un mese dopo la riunione della “distensione” dello scorso 19 ottobre, Calenda mette in chiaro che le azioni adottate nei confronti della compagnia telefonica in seguito alla mancata notifica del controllo da parte dei francesi non sono una levata di scudi fine a se stessa in nome dell’italianità, ma un vero e proprio processo attraverso il quale accompagnare lo sviluppo della digitalizzazione del Paese. Il ministro ha avuto modo di ribadire la propria linea, che sarebbe secondo alcuni molto più “interventista” di quella di Palazzo Chigi, intervenendo al Festival “Economia come”.

“Un’azienda che fa un investimento in tlc, tanto per fare un esempio a caso, e ha doveri di notifica di aver preso il controllo ma non lo fa - ha spiegato il ministro - ci ha trattato come se fossimo la Guyana francese: quindi va presa, portata al tavolo, va esercitata la golden power e va fatto tutto il processo per far capire che siamo un Paese serio. Lì c’è l’interesse nazionale”. Al tavolo convocato per domani (oggi, ndr), ha aggiunto Calenda, “si parlerà di tutto”. In primo luogo della rete, dopo le delucidazioni chieste dallo stesso Mise all’Autorità delle tlc, che ha fornito gli elementi tecnici su cui impostare la discussione. E soprattutto dopo le dichiarazioni dello stesso Genish che pochi giorni fa ha rotto gli indugi, affermando che Tim “vuole il controllo della rete”, aggiungendo però che non è necessario “averne il 100 per cento”. Un’apertura alla possibilità di societarizzazione e, quindi, di ingresso di altri soggetti, con l’ipotesi di una integrazione con Open Fiber meno lontana dalla realtà. Non dovrebbe invece finire sul tavolo della discussione il tema della fatturazione a 28 giorni, affrontata dal decreto fiscale appena approvato dal Senato e che ora passerà alla Camera: “Quella questione mi pare chiusa”, ha tagliato corto Calenda. A premere per un incontro che, invece, non sembra per il momento in agenda, sono invece i sindacati: Calenda, avverte il segretario della Uilcom, Salvo Ugliarolo, dimostra “una certa attenzione” sul dossier Tim, ma “dispiace riscontrare dallo stesso ministro l’assoluta assenza di volontà nel voler aprire un confronto con il sindacato di categoria per ascoltare anche le nostre di ragioni”.