Il pressing di Draghi  sull’Italia

Mentre l’Italia punta a prendersi tutto il tempo necessario per preparare la lettera di risposta ai rilievi di Bruxelles per ribadire che il deficit al 2,4% rimane un punto fermo per il governo, dall’Europa arrivano nuovi avvertimenti sulla manovra.

Da fonti europee filtra il messaggio che il presidente della Bce Mario Draghi ha indirizzato al ministro Giovanni Tria durante l’Eurogruppo di lunedì: l’alto debito e la bassa crescita richiedono responsabilità e questo va al di la delle regole europee. L’Italia nella lettera ribadirebbe l’obiettivo di una crescita che dal 2019 consentirebbe di migliora i conti. Ma certo si profila un braccio di ferro. Anche da Berlino arrivano infatti segnali di chiusura al Governo italiano, con i saggi economici del Governo tedesco che consigliano alla Commissione Ue di respingere la manovra perché viola apertamente le regole comuni. Un altro messaggio nella stessa direzione è atteso domani con le nuove previsioni economiche Ue che quasi certamente rivedranno al ribasso le stime di crescita italiane per quest’anno e per il prossimo, con ricadute immediate per il deficit destinato a salire. Già a luglio scorso Bruxelles aveva tagliato da 1,5% a 1,3% il Pil 2018 e da 1,2% a 1,1% quello del 2019, spiegando che i rischi al ribasso erano diventati più forti di fronte alla riaccesa incertezza sulle politiche.

Ora, con la manovra varata, le politiche non sono più incerte e la Commissione potrà tenerne conto nelle nuove previsioni. Ma, come già aveva avvertito nell’opinione sul Documento programmatico di bilancio, il loro impatto non sarà così positivo sui conti come si aspetta il Governo. In sostanza, per la Ue le stime di crescita del Governo (1,5% per il 2019 e 1,6% nel 2020) sono eccessive: secondo indiscrezioni raccolte, Bruxelles potrebbe confermare la sua ultima stima di luglio di un Pil a 1,1% per il 2019. Con un deficit che però schizzerebbe a 2,9% l’anno prossimo e al 3,1% nel 2020. Numeri lontani da quelli del Governo e che darebbero sostanza ai dubbi della Commissione Ue sulla manovra, spingendola a compiere un altro passo verso l’apertura della procedura per debito eccessivo. Del resto anche l’Istat segnala un rallentamento che prosegue a ottobre: l’indicatore che anticipa l’andamento dell’economia italiana ha evidenziato un’ulteriore flessione, “segnalando la persistenza di una fase di debolezza del ciclo economico”.

E anche a livello europeo le aspettative sono tutte al ribasso. I saggi economici del governo tedesco hanno tagliato le stime di crescita della Germania per il 2018 dal 2,3% all’1,6% e per il 2019 dall’1,8% all’1,5%. E proprio presentando i nuovi dati hanno commentato la manovra italiana: “Non sembra compatibile con le regole del Patto di stabilità” e “la Commissione non ha altra scelta, se non quella di respingerla”. In gioco, hanno spiegato, c’è la credibilità della Commissione stessa che è chiamata a far rispettare le regole. L’Italia ha tempo fino a martedì per convincere Bruxelles che i suoi conti pubblici non sono a rischio e il debito scenderà. Venerdì il ministro Tria vedrà Mario Centeno che non è solo presidente dell’Eurogruppo ma è anche il ministro dell’economia dell’unico Paese che ha vinto la scommessa di violare le regole Ue per tornare a crescere, evitando così di essere sanzionato. Centeno potrebbe quindi essere una sponda importante per aiutare il Governo a mediare con Commissione ed Eurozona.