Sopra il Mes l’Italia campa, sotto il Mes l’Italia crepa

In queste ore si discute animatamente delle modifiche da apportare al Meccanismo Europeo di Stabilità, il fondo intergovernativo nato nel 2012 per salvare gli Stati in difficoltà finanziaria. È inutile girarci intorno: le modifiche interessano direttamente l’Italia perché in Europa l’economia che più preoccupa è la sua. Ed è per questo che il disco verde appena portato all’Eurogruppo dal ministro Roberto Gualtieri è stato salutato con grande favore. L’accettazione dei cambiamenti da parte del Governo italiano è infatti stata recepita come segnale rassicurante della sua “docilità” in caso di bisogno.

La vicenda tuttavia non si può ritenere conclusa, anzi. Cerchiamo di capire meglio, allora, di cosa si parla. Le più importanti modifiche sono tre. La prima: il Mes potrà essere utilizzato per salvare non solo gli Stati ma anche le banche. La seconda: il Mes si sdoppierà. Le “condizionalità”, ossia le regole per ristrutturare la spesa e il debito pubblico vigilate dalla Troika inviata nel Paese beneficiario degli aiuti da Commissione europea, Banca centrale e Fondo monetario internazionale, varranno solo per gli Stati “cicala”, ossia per quelli che non hanno fin qui rispettato i parametri di Maastricht. Invece, quelli che hanno mantenuto sotto controllo la spesa e il debito potranno beneficiare degli aiuti senza condizioni.

La terza: le decisioni sui Paesi “cicala” saranno prese con voto a maggioranza dei membri non solo della Commissione, ma d’ora in poi anche del board del Mes, e, altra novità, a maggioranza degli obbligazionisti chiamati a decidere sulla ristrutturazione del debito da loro detenuto. Decisione, questa, che sarà presa con un solo voto (Single-Limb Cacs) a valere su tutte le emissioni di titoli già avvenute. Con questa regola, pertanto, gli obbligazionisti più forti (Stati esteri, Banche centrali estere, banche d’affari, fondi internazionali) “vinceranno” sempre, sia sugli Stati, sia sui piccoli risparmiatori o piccoli investitori nazionali.

Dietro queste novità c’è odore di bruciato, come sembrano aver fiutato Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che hanno annunciato voto contrario dei loro gruppi parlamentari il prossimo 9 dicembre. Bene hanno fatto.

Dal punto di vista della politica interna, la maggioranza di governo sarà finalmente chiamata alla prova del fuoco, ossia a dimostrare di essere in grado, senza soccorsi esterni, di assumersi la piena responsabilità delle scelte. E sempre da questo punto di vista, l’unità dell’opposizione è in sé positiva per il corretto funzionamento delle regole democratiche.

Ma vi è di più. La strategia sottesa alle modifiche, abilmente condotta dai Paesi nordici e in particolare dalla Germania, con in testa la cancelliera tedesca Angela Merkel, il Direttore generale del Mes, il tedesco Klaus Regling, e la Presidente della Commissione, la tedesca Ursula von der Leyen, sembra avere per obiettivo quello di vanificare i poteri co-decisionali dei Paesi “bisognosi”. Se le novità vedessero la luce, questi – e tra questi proprio l’Italia – potrebbero non avere più voce in capitolo nella contrattazione del loro salvataggio e potrebbero finire per dover subire le decisioni a maggioranza adottate dai vari organismi. Insomma, qualora l’Italia dovesse cadere sotto la panca correrebbe seriamente il rischio di crepare definitivamente.

Se l’Italia, allora, provasse a saltare sopra la panca? Come? Apportando spontaneamente, fin da adesso, cambiamenti strutturali al sistema economico, alla spesa, al fisco e al debito, rivalutando i nostri bisogni e le nostre capacità. Che sia questa la vera via di fuga per non finire sotto la panca?

(*) agiovannini.it