I finanziamenti dell’Europa e la Politica agricola comune

In Europa, l’agricoltura continua a soffrire problematiche considerevoli legate ai finanziamenti, mentre per il settore agroalimentare si stima un divario complessivo di oltre 12,8 miliardi. Un fabbisogno che nel corso delle ultime settimane registra un aumento a causa della diffusione europea della pandemia sanitaria e che risulta evidente attraverso la piattaforma dell’Europa dedicata agli strumenti finanziari fi-compass. Sulla base dei feedback di quasi 8mila agricoltori e più di 2mila aziende agroalimentari in tutta Europa, la piattaforma di advisory sugli strumenti finanziari cofinanziati dai fondi strutturali e di investimento europei fi-compass ha pubblicato 24 rapporti specifici per Paese, evidenziando le principali sfide e preoccupazioni per il settore agroalimentare nell’accedere ai finanziamenti. In rapporto all’Italia, nella programmazione 2014-2020 si è registrato un incremento dei fondi per lo sviluppo rurale rispetto al periodo 2007-2013, passando da quasi 9 miliardi di euro a 10,4 miliardi di euro di quota comunitaria, cui si aggiunge il cofinanziamento nazionale per un totale di 20,8 miliardi di euro, circa il 6 per cento in più rispetto al ciclo precedente. A fine 2020, dall’analisi dei dati comunicati dal ministero delle Politiche agricole risultano utilizzati 12,1 miliardi di euro, corrispondenti al 58 per cento dei 20.9 miliardi assegnati all’Italia per i Psr (Programma di sviluppo rurale) 2014-2020.

Il report elaborato e realizzato dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, in collaborazione con l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, nell’ambito della Rete rurale nazionale, evidenzia che nel corso del terzo trimestre del 2020 sono stati erogati finanziamenti pubblici pari a 507,96 milioni di euro, con una quota a carico del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, mentre nel corso dell’intero anno le risorse erogate hanno raggiunto i 3 miliardi di euro. Analisi e dati che confermano la tendenza di spesa sperimentata negli ultimi anni nel settore dello sviluppo rurale, con la spesa di 3,19 miliardi nel 2018, 3,03 miliardi nel 2019 e 3,05 miliardi nel 2020. A livello nazionale, i dati del ministero coprono un orizzonte temporale registrato fino alla fine del 2020, con un’incidenza della spesa sostenuta pari al 58 per cento del totale, corrispondente a 12,1 miliardi. Nel terzo trimestre 2020, le spese relative alle regioni più sviluppate raggiungono circa 219,7 milioni di euro, mentre per le regioni meno sviluppate la spesa pubblica rendicontata ammonta a 162,75 milioni di euro e per le regioni in transizione risulta pari a 52,08 milioni di euro. Nel confronto tra i Psr regionali spiccano i sorprendenti risultati positivi della provincia autonoma di Bolzano e del Veneto, mentre tra le regioni in maggiore ritardo ci sono Marche e Puglia.

Inoltre, analizzando nel dettaglio le previsioni complessive di spesa per il 2021, oltre 68 milioni di euro saranno destinati alle cosiddette “azioni verticali” per la crescita delle imprese agricole, con importanti investimenti finalizzati all’acquisto e alla fornitura delle attrezzature innovative e degli impianti d’irrigazione e antigrandine, per la pianificazione della produzione, il rinnovo degli impianti frutticoli, lo sviluppo della produzione integrata e altre tecniche a basso impatto ambientale. Per il rafforzamento delle “azioni di sistema” sono invece attesi circa 66 milioni di euro, con investimenti focalizzati al miglioramento della commercializzazione, prevenzione, gestione delle crisi di mercato e all’implementazione di importanti, moderne e capillari campagne promozionali. Una parte consistente servirà anche a finanziare attività come il controllo della qualità delle produzioni, le importanti iniziative di marketing e quelle di assistenza a supporto alle aziende agricole nell’applicazione delle tecniche a basso impatto ambientale e nel rispetto dei criteri moderni dell’agricoltura sostenibile e di precisione.