Radicali di ieri, di oggi (e di domani?)

I Radicali tornano in auge? Si prospetta per loro una nuova stagione di protagonismo, di successi, o quanto meno di attiva e sollecita partecipazione alle vicende della politica politicante? Qualcosa, comunque, sta accadendo, la stampa torna ad occuparsi di loro, scoppiano acide polemiche nella rievocazione di lontane battaglie che li videro protagonisti o per deprecare certe loro recenti e contestate iniziative.

Ma vediamo di fare chiarezza sulle loro attuali condizioni di salute, e quindi sulle possibilità di un loro rilancio. Non è impresa facile, la matassa è ingarbugliata. Con la morte di Marco Pannella, il gruppo dei più stretti militanti e dirigenti si è spaccato in due tronconi, che a loro volta hanno incamerato l’adesione di parti più o meno cospicue di iscritti e simpatizzanti. Un troncone rivendica per sé, sotto la sigla Prntt (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito) l’eredità culturale e politica delle idee e dei progetti pannelliani: prioritariamente, e anzi esclusivamente, la prospettiva transnazionale e le lotte per la riforma del sistema carcerario e lo Stato di diritto.

L’altro troncone, dando un nuovo e più ampio significato alla sigla Radicali Italiani - nata nel 2001 come gemmazione secondaria e suppletiva - ritiene che la grande progettistica pannelliana non possa più, con la scomparsa del leader storico, svilupparsi in modo adeguato e credibile, ma che l’eredità delle riforme per il diritto possa crescere e radicarsi nel Paese perfino espandendosi su nuovi terreni, atti a raccogliere e promuovere esigenze reali e sentite dall’uomo comune. Non a caso, Radicali Italiani sostiene l’opportunità di una presentazione elettorale, quando ciò sia possibile e utile, mentre il Prntt si attiene rigidamente a un precetto saldamente voluto e imposto anche statutariamente da Marco Pannella: nessuna presentazione elettorale sotto la bandiera di un partito transnazionale che dal 1991 è riconosciuto dalle Nazioni Unite quale Ong di primo grado presso l’Ecosoc, ma anche per una qualsiasi sigla che inalberi il termine “radicale”.

Il Prntt ha come suo leader (“rappresentante legale”) Maurizio Turco, e come esponenti di spicco Rita Bernardini, Sergio D’Elia, Valter Vecellio.

Radicali Italiani, il cui segretario è Riccardo Magi, annovera tra i suoi membri figure autorevoli come Emma Bonino, Gianfranco Spadaccia, Marco Cappato.

Nello scontro tra i due gruppi, finora aspro fino ai limiti della reciproca incomunicabilità, la stampa e i media hanno dato più credito e spazio a Radicali Italiani, le cui iniziative, a torto o a ragione, sembrano essere più comprensibili e comprensive nei confronti dell’opinione pubblica, mentre quelle del Prntt appaiono (anche qui, a ragione o a torto) velleitarie, fumose e autoreferenziali.

L’imminenza elettorale sta provocando un’ovvia accelerazione nell’attività dei due tronconi. Magi, assieme a Emma Bonino e a Benedetto Della Vedova (che ha dato vita, assieme alla Bonino, a un progetto politico dal nome significativo, “Forza Europa”) ha incontrato recentemente Matteo Renzi e una delegazione del Partito Democratico, per discutere sulla possibilità di un apparentamento elettorale. Da quel che è trapelato, la Bonino, promotrice di una valida campagna sul tema delle politiche dell’accoglienza (“Ero straniero”) ha particolarmente insistito sulla opportunità e necessità di un adeguamento sostanziale degli accordi tra Italia e Libia sul tema della accoglienza dei migranti che transitano dal tormentato e insicuro Paese africano.

Un punto a favore dei Radicali Italiani? Ma, contemporaneamente, Rita Bernardini otteneva una forte apertura di credito dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che la riceveva al ministero assieme alla militante Deborah Cianfanelli, con la quale Bernardini aveva condotto uno sciopero della fame di 30 giorni per ottenere l’emanazione dei decreti attuativi della riforma dell’ordinamento penitenziario. Incidentalmente, viene qui da osservare che la leadership politica dei due tronconi è gestita da donne, certamente diverse ma ambedue dalla forte personalità.

A questo punto non può non ripresentarsi la questione di una possibile riconciliazione e riunificazione dei due tronconi. La tesi del ricongiungimento viene caldeggiata, ad esempio, dal già senatore Gianfranco Spadaccia, per decenni strettissimo collaboratore di Pannella. Spadaccia partecipa alle riunioni degli organi dirigenti di Radicali Italiani ma, analogamente alla Bonino, è anche iscritto al Prntt, proprio nell’ottica di una ricomposizione della frattura. Del resto i temi e le campagne condotte dal Prntt e Radicali Italiani si iscrivono tutte, senza difficoltà, nell’ampio solco della tradizione pannelliana. Secondo Spadaccia, basterebbe solo uno scatto di buona volontà dall’una come dall’altra parte per ricomporre una compagine forte e credibile, anche per una più completa e funzionale utilizzazione del patrimonio, a partire dalla sede o dalla prestigiosa Radio Radicale.

È così? È possibile aspettarsi il superamento di frizioni che hanno assunto anche sgradevoli toni personalistici? E magari, precorrendo i tempi e lavorandoci su non potremmo anche vedere prossimamente insieme, nella stessa lista elettorale, Bonino e Bernardini?

Secondo chi scrive, non c’è da essere ottimisti. Una ricomposizione dei due tronconi, così come essi sono attualmente, non recupererebbe lo spessore e l’autorevolezza del pur piccolo e “marginale” soggetto politico guidato da Marco Pannella. La traiettoria politica, anzi politico-culturale del leader scomparso si poneva obiettivi ed esplorava orizzonti tematici che sono fuori o della portata o delle intenzioni dei gruppi che guidano Prntt o Radicali Italiani. Attraverso una continua rielaborazione del concetto di nonviolenza, e un approfondimento costante della problematica europea e mondiale, Pannella tentava di dar vita a un “modello” di cultura e prassi politica, e in primo luogo di Istituzioni, adeguato al mondo di domani (ma anche già dell’oggi) la cui globalizzazione finanziaria e tecnologica ha reso inutilizzabili i parametri propri agli Stati nazionali senza però fornire alterative valide. Nessuno, in questo campo, può ancora offrire soluzioni. Anche Pannella era consapevole di non averne, ma la sua grande intuizione era stata quella di costituire, soprattutto attraverso il partito “Trasnazionale”, una sorta di avamposto proiettato in avanti a cogliere i segni dei tempi, gli spiragli di ipotesi positive di lavoro. L’iniziativa per il diritto alla conoscenza, aperta con la campagna per la restituzione della verità sul tema della guerra irachena scatenata da Bush e Blair, aveva un poderoso respiro transnazionale. Ma l’intera problematica dei diritti umani e civili come la intendeva lui tracciava un percorso, estremo quanto indispensabile, teso alla definizione di una nuova visione dell’uomo, di una nuova antropologia – inclusiva, a differenza delle culture antropologiche anche novecentesche, con le loro categorie di “primitivo” e “ingenuo”, oppure “civiltà contro natura”, ecc..

Purtroppo, sulla scena mondiale, sembra stiano prevalendo visioni diametralmente opposte. A una globalizzazione tecnologica o finanziaria non si affianca una globalizzazione di diritti e di valori. Si va, anzi, nella direzione opposta. Pannella non avrebbe vinto l’immane battaglia, ma l’aveva prevista e aveva lanciato l’allarme, attestandosi sui più estremi bastioni. I suoi epigoni…