Di Maio, comico internazionale

Come riporta “Il Giornale”, Luigi Di Maio le starebbe tentando tutte per accreditarsi sul piano internazionale. Dopo essere stato negli Stati Uniti a raccontare le meraviglie programmatiche del suo non-partito padronale, ha scritto una lettera aperta al presidente francese Emmanuel Macron, guarda caso subito dopo l’incontro tra quest’ultimo e il segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi.

Si tratta della solita e molto indigesta pappardella di altisonanti enunciati e buone intenzioni, basate su un impianto teorico eufemisticamente infantile e destinato a restare negli annali della comicità involontaria. Alte vette di avanspettacolo che sembrano raggiungere il loro apice quando “Giggino ’o webmaster” affronta la questione vitale dell’approvvigionamento energetico, soprattutto per un Paese come il nostro povero di materie prime ma ricchissimo di cantastorie con il colletto inamidato.

Scrive Di Maio: “Il nucleare ci vede divergere, ma anche un governo 5 Stelle punterebbe finalmente in maniera forte sulla chiusura delle centrali a carbone. Così come abbiamo l’obiettivo di abbandonare il petrolio entro il 2040 e di incoraggiare, con un forte piano di investimenti, la mobilità elettrica”. Dunque, per sintetizzare il pensiero di questo confuso signorino soddisfatto, essendo il capo politico dei grillini ostile al nucleare e ai combustibili fossili, non si comprende come egli intenda produrre l’energia che serve per alimentare le auto elettriche. Bisognerebbe che qualcuno spiegasse a Di Maio che attualmente l’energia erogata dalle centrali elettriche italiane proviene in gran parte proprio dal nucleare di altri Paesi, tra cui la stessa Francia di Emmanuel Macron, e dagli odiati combustili fossili.

Pertanto, applicando alla lettera la linea energetica grillesca, più che le auto elettriche, dovremmo attenderci un radioso futuro dominato da una mobilità alternativa e poco costosa. Una società in decisa decrescita felice, nella quale al posto delle puzzolenti autovetture private e dei taxi vi sarà un ecologico pullulare di biciclette e risciò a pedali.

Ancora una volta, dunque, il buon Di Maio ha perso una ottima occasione per tacere su questioni che appaiono clamorosamente fuori della sua non eccelsa portata. D’altro canto, l’essere diventato leaderino del M5S per grazia ricevuta non significa un bel niente sul piano dell’elaborazione programmatica. La democrazia in generale, al pari di quella virtuale sostenuta a spada tratta dai grillini, non è qualcosa di mistico e di miracoloso, in grado di trasformare un cretino in un uomo dall’intelligenza multiforme o un analfabeta economico in un futuro premio Nobel. Un cretino di qualsiasi orientamento politico resta tale pure se supera il 50 per cento dei voti validi. E questo, oltre a Macron, lo capirebbe chiunque.