Una campagna elettorale dell’altro mondo

Dunque è ufficiale: il Parlamento è sciolto e si andrà alle urne il prossimo 4 marzo. Dato anche il periodo invernale, particolarmente gelido in queste prime battute, si preannuncia una campagna elettorale, una delle più corte nella storia della Repubblica, giocata essenzialmente sul fronte mediatico, con poco spazio dedicato alla propaganda più tradizionale fatta di comizi e assemblee sul territorio.

Per quanto riguarda invece i contenuti, le premesse e i preamboli espressi in questi ultimi tempi, ci dicono che sarà una campagna elettorale dell’altro mondo, con un tourbillon di annunci e promesse che, per ragioni legate all’insuperabile principio di realtà, sono destinate a rimanere nel libro dei sogni.

Da questo punto di vista, dopo aver maneggiato la materia illusionistica in lungo e in largo nel corso dell’Esecutivo guidato da Matteo Renzi, sembra che il Partito Democratico abbia scelto, almeno per ora, una linea più defilata, con un basso profilo, incarnata da Paolo Gentiloni. Una linea ostentatamente rassicurante tanto che il presidente del Consiglio ha auspicato che il suo partito lanci all’elettorato “il messaggio di una forza tranquilla di Governo”.

Ma sotto questo aspetto, è quasi inutile sottolinearlo, non sarà facile mettere la sordina a un Renzi costitutivamente rampante e che, proprio per questo, medita rivincite dopo l’impressionante sequela di rovesci, quasi tutti autoinflitti, che lo hanno relegato praticamente ai margini della politica italiana. Per quanto invece riguarda la coalizione che sembra avere le maggiori chance di vittoria e, conseguentemente, di contrastare la marea montante del populismo irresponsabile a Cinque Stelle, ovvero il centrodestra, tra i suoi principali obiettivi vi dovrebbe essere quello di riportare al voto l’impressionante massa di cittadini che da tempo hanno deciso di ingrossare le fila dell’astensionismo, gettando in tal modo le premesse per raggiungere in modo sicuro la stanza dei bottoni.

Ma per realizzare ciò, ossia convincere buona parte degli sfiduciati e degli scettici, occorre dare credibilità al proprio messaggio politico il quale, al netto delle inevitabili concessioni ai sogni irrealizzabili che ogni battaglia elettorale comporta, dovrà necessariamente contenere chiari elementi di concretezza. Altrimenti, come ho già avuto il privilegio di scrivere su queste pagine, si corre il rischio di inseguire essenzialmente i grillini sulla strada della pura fantasia programmatica, di cui essi hanno dimostrato di essere ampiamente i maestri. E mi sembra abbastanza ovvio che un cittadino-elettore con i piedi per terra, in bilico sulla scelta se restare a casa o recarsi ai seggi, per darsi una scossa avrà bisogno di sentire qualcosa di realisticamente ragionevole rispetto agli asini volanti del Movimento Cinque Stelle.