Cinquanta miliardi di asini volanti

Ospite nel salotto di Bruno Vespa martedì scorso, il candidato premier grillino Luigi Di Maio, tra le tante promesse espresse, ha perentoriamente informato l’uditorio che il Movimento 5 Stelle, una volta al Governo, taglierà ben 50 miliardi di euro di spesa pubblica al fine di realizzare la felicità del popolo italiota. Ma se neppure ciò dovesse bastare, egli è pronto a sfidare l’Europa e, aggiungiamo noi, chi ci presta i quattrini a tassi molto bassi, sforando senza paura il fatidico limite del 3 per cento di deficit statale.

Ora, tralasciando il catastrofico intendimento di usare il disavanzo pubblico a mo’ di bancomat, la questione dei 50 miliardi di spesa pubblica da abbattere, reiteratamente sostenuta nel corso della stessa trasmissione, equivale allo storico impegno dei grillini di far volare gli asini sopra i cieli italiani. A tale proposito Antonio Polito, presente in sala tra i giornalisti chiamati a interloquire con “Giggino ‘o webmaster”, ha tentato di far sommessamente notare a quest’ultimo che molta parte di questa colossale cifra, lungi dall’arricchire solo qualche Paperone attraverso i classici finanziamenti a pioggia alle grandi aziende, corrisponde al reddito, spesso modesto, di molti cittadini-elettori.

Tant’è vero, a riprova che gli altisonanti impegni dello pseudo capo politico grillino sembrano veramente scritti sull’acqua, che lo stesso Di Maio più volte interpellato sul contestato bonus di 80 euro introdotto da Matteo Renzi, malgrado averlo stigmatizzato in lungo in largo nel corso della appena conclusa legislatura, ha sempre sostenuto di non volerlo minimamente toccare. Ovviamente il motivo è semplice da afferrare: una volta che in un sistema democratico è stato concesso un privilegio o una guarentigia diventa poi molto, ma molto complicato solo pensare di eliminarla, dato che chi si sente minacciato nel suo interesse tende poi a votare in blocco contro quel Governo che manifesta una simile intenzione. E stiamo parlando, riferendoci agli 80 euro, ad appena 10 miliardi. Figuriamoci se Di Maio, evidentemente terrorizzato dall’idea di mettere concretamente in discussione questa evidente mancia elettorale pensata da Renzi, possa poi tranquillamente sfidare l’enorme impopolarità che ne deriverebbe, tagliando di cinque volte tanto la spesa pubblica. Pura fantascienza.

A tale proposito è più facile far volare gli asini, come per l’appunto Di Maio e soci stanno cercando di realizzare da tempo.