Il ministero degli asini volanti

Luigi Di Maio, l’ineffabile candidato premier del Movimento 5 Stelle, continua imperterrito a costruire la sua personale Repubblica di Platone, che per noi affetti da scetticismo cosmico somiglia più a quella di Pulcinella.

Dopo aver cercato inutilmente di coinvolgere il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una irrituale presentazione anticipata di un governo a Cinque Stelle, il capo politico degli onesti a tutto tondo ha iniziato il giro delle sette chiese televisive raccontando le mirabilie di questo formidabile Esecutivo, presentandolo come un vero e proprio distillato delle migliori energie del Paese. E da campione del luogo comunismo qual è, il giovane leader campano ha inserito tra i futuri dicasteri del nuovo regime grillesco nientepopodimeno che quello della Meritocrazia il quale, insieme ad altri fantasiosi nuovi ministeri – come, ad esempio, quello del Benessere e quello dei Bambini – dovrebbe raggiungere i suoi obiettivi istituzionali, ovvero di promuovere i più meritevoli nel mondo perfetto vagheggiato da Giggino ’o webmaster, senza minimamente rischiare la più classica eterogenesi dei fini che da sempre caratterizza l’epilogo di codeste strampalate iniziative politiche.

Ora, prescindendo dall’assurda velleità di introdurre il merito, il quale invero rappresenta una impalpabile categoria dello spirito, attraverso l’azione di un ente politico-burocratico, questo scoppiettante finale di campagna elettorale del M5S, basato su pure scemenze, per l’appunto, luogo comuniste, dimostra esattamente il contrario di ciò che i suoi artefici vorrebbero far credere urbi et orbi. Rincorrendo le istanze più farlocche provenienti da quella parte della collettività che sembra aver perso definitivamente la bussola del buon senso, Di Maio e soci non offrono alle persone più responsabili e pragmatiche alcuna garanzia che vada al di là della loro ostentata quanto superficiale demagogia.

Soprattutto chi non intende votare coi piedi, in primis perché preoccupato dalle prospettive economiche e finanziarie di un Paese che viaggia perennemente sull’orlo del baratro, non può certo sentirsi rassicurato da un damerino incravattato che propone centinaia di miliardi di nuove spese e che inventa nuovi ministeri a uso e consumo dei gonzi. A tal proposito stiamo aspettando con ansia quello, assai consono per gli adoratori del capo politico grillino, degli asini volanti.