Con gran parte dell’Europa che sta gradualmente tornando ad una relativa normalità, era inevitabile che il Nord produttivo del nostro Paese reclamasse a gran voce la fine di un autolesionistico blocco totale dell’economia.

In questo senso, dopo aver seguito con estremo rigore la linea, a mio avviso folle, dello “stare tutti a casa” imposta dal Governo centrale, i governatori di Veneto e Lombardia si sono fatti portavoce del drammatico grido di dolore proveniente da ogni parte del loro vasto tessuto produttivo.

Ora, quanto essi siano pienamente consapevoli del danno prodotto al sistema Paese da una campagna terroristica che è riuscita, manu militari, a paralizzare per un tempo lunghissimo quasi tutte le libertà costituzionali, in primis quella di lavorare e produrre reddito, non è dato sapere. Tuttavia, al di là di qualunque considerazione di lana caprina, ben venga questo importante squarcio di buon senso in un cupo velo di morte sociale ed economica che il surreale comitato di salute pubblica al potere ha calato da mesi sull’Italia.

Un comitato di salute pubblica che proprio in forza di una martellante propaganda terroristica e terrorizzante, aiutata in questo da gran parte di una informazione del tutto asservita, tiene ancora il Paese reale inchiodato, giustificando tutto questo con la tutela suprema della salute della collettività. Il problema però, il quale sembra completamente sfuggire ai cervelloni della scienza medica e ai decisori politici che li utilizzano come schermo per le loro misure liberticide, consiste nel fatto che senza libertà non c’è economia e senza economia non c’è Pil e senza Pil non ci sono quattrini per curare nel prossimo futuro neppure un raffreddore.

D’altro canto, come si sforzano di spiegare illustri scienziati di fama mondiale come Ilaria Capua e Giulio Tarro, appare del tutto insensato pensare di puntare alla totale estinzione del Covid-19 prima di riaprire la società (anche perché, secondo gli stessi studiosi, questi virus non spariscono mai del tutto, casomai mutano divenendo meno letali). E io da ignorante la penso come tutti coloro i quali stanno facendo pressione sui governatori di Veneto e Lombardia: se non ci acconciamo molto rapidamente a convivere con il coronavirus, adottando le ragionevoli precauzioni del caso, molto presto dovremmo affrontare un catastrofico dissesto economico e finanziario.

A quel punto le chiacchiere e le surreali conferenze stampa di chi ancora tiene le redini del potere non serviranno ad evitarci un drammatico salto all’indietro in direzione del sottosviluppo.