Concorso a premi per la libertà

Regioni bianche”, dopo quelle gialle, rosse e arancioni. Regioni in cui tutto sarà permesso – ciò che era normale prima di questa pandemia cinese – se i cittadini si saranno comportati bene. Ci mancava una sorta di concorso a premi tra individui sanitariamente corretti per conquistarsi quelle libertà individuali e di impresa che in realtà la Costituzione garantirebbe a tutti. Dopo la lotteria degli scontrini e

il cashback – che ti premiano se “cambi il Paese” nella lotta alla evasione fiscale – ecco il cinema e il teatro e i ristoranti aperti la sera come medaglia al valore per chi meglio avrà osservato i divieti, indossato la mascherina e tenuto il distanziamento sociale, nell’isterico tentativo di fare scendere la curva epidemiologica del Covid-19 con metodologie tardo medievali. Visto che neanche con la vaccinazione si riesce a ottenere granché.

In tutte queste pensate farsesche si scorge la longa manus di un pensiero distorto che è quello grillino, appoggiato per convenienza farisaica dalla sinistra. Una weltanschauung da cultura del sospetto, di una giovane generazione – perduta nel nulla – formatasi sui libri di Marco Travaglio e Pino Arlacchi invece che su quelli di Leonardo Sciascia e sui maestri del pensiero liberale. Una generazione che – assurta al potere dopo mille inchieste e teoremi giudiziari che hanno distrutto la precedente classe dirigente – adesso reclama il suo “prezzo del sangue”. Per fare un paragone con la sharia islamica che anche qui da noi, mutatis mutandis, viene applicata secondo il pensiero giudiziario vigente. Quello davighianamente corretto. Gente che ti va in televisione a urlare “la trattativa”, l’agenda rossa (di Paolo Borsellino, alcuni la ritengono fantomatica invece) con quell’orrendo accento pseudo siciliano arrembante fatto di “o” aperte e inni al totem della legalità. Una semantica della fonetica che vale tanto per la mafia quanto per l’antimafia.

Un qualcosa che si è visto nella propria quintessenza durante la meno convincente delle trasmissioni di “Report” dai suoi esordi a oggi, basata proprio su questo teorema indimostrabile della “trattativa” che si fonda su dichiarazioni e accuse fatte da morti ad altri morti. E che puntella la propria credibilità su una sentenza di primo grado che, personalmente, ritengo destinata a non venire confermata nei successivi gradi di giudizio. Questa umanità incazzata e dolente, con la bava alla bocca contro il potere senza accorgersi che nel frattempo sta facendo il gioco di un potere ancora più pericoloso, quello del “partito delle procure” e del professionismo antimafia, e che oggi si consola della propria povertà economica, morale e intellettuale cercando di trascinare un popolo ridotto a plebe a una condizione da lumpenproletariat della civiltà e del diritto. Una umanità dolente degna di un girone dantesco, in cui la libertà si può conquistare appunto solo con un concorso a premi.