La coscienza etica di Michele, portuale triestino

Esiste ancora in questa Italia, devastata dalla pandemia e desertificata nell’anima dalla gestione politica della pandemia, dissennata e apertamente dittatoriale, un barlume di coscienza etica, di una coscienza che sia cioè capace di ergersi coraggiosamente contro ogni censura e tentativo di coercizione, allo scopo di proclamare la fedeltà a principi irrinunciabili? Esiste, ma non alberga nei politici – ridotti al silenzio e impauriti dal perdere la poltrona; non nei giornalisti – propensi, rinunciando al dovere di informazione per darsi alla propaganda, a dare ragione a chi detenga il potere; non nei sedicenti intellettuali, supinamente filogovernativi e perciò per nulla intellettuali. La coscienza etica si mostra invece attraverso Michele, portuale triestino, intervistato da Omnibus, pochi giorni or sono, a proposito delle proteste organizzate contro il Green pass.

Infatti, mentre la intervistatrice, da studio, cercava in tutti i modi e ripetutamente, di farlo riflettere sulle conseguenze indubbiamente negative e temibili del suo impegno – perdita di denaro, messa in discussione del posto di lavoro, disagi familiari – Michele, impavidamente e per nulla incline a farsi intimidire, ribatteva colpo su colpo, mostrando una caratura etica e una forza d’animo imprevedibili, al punto da affermare che questi per lui non erano problemi, perché il problema urgente era invece il perverso uso politico del Green pass. Insomma, una autentica lezione di etica pubblica fornita dal giovane Michele, il quale, per riaffermare i suoi principi, ha dovuto letteralmente resistere a una continua insinuazione, mai doma, attraverso la quale i giornalisti, evidentemente sorpresi dalla sua incrollabile dirittura, cercavano di farne vacillare le certezze, alludendo ai mali che egli avrebbe potuto attirare su se stesso e sulla sua famiglia.

Non c’è stato nulla da fare. Michele si faceva scivolare addosso le previsioni più funeste sul suo destino come l’acqua sul parapioggia, giungendo perfino a rivelare che, senza la revoca del Green pass, sarebbe stato pronto a lasciare l’Italia per trasferirsi altrove, forse in Slovenia. Poi è stato il turno della ex sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa, che con tono suadente, ha cercato di dissuadere Michele dalle sue convinzioni. Nessun risultato: Michele non si piega.

Aggiungo che Michele è vaccinato e questo fornisce al suo comportamento una ulteriore significazione altamente etica, in quanto egli si erge a difendere chi abbia fatto scelte diverse dalle sue strettamente personali, non vaccinandosi. Questo è propriamente la coscienza etica: salvaguardare le legittime ragioni di coloro che, pur pensandola diversamente, in quanto non vaccinati, meritano comunque di essere difesi perché portatori di istanze oggettivamente degne di tutela.

Sicché davvero l’impressione finale è che mentre i suoi interlocutori apparivano quali improbabili pigmei dell’anima, preoccupati soltanto di tutelare le proprie rendite di posizione, Michele, al contrario, è apparso come un vero gigante dello spirito, indifferente al piccolo cabotaggio personale e familiare, e soltanto proteso ad affermare le ragioni politiche che inducono a rifiutare la logica prevaricatrice del Green pass. Per questo dovremmo tutti ringraziarlo. E prenderlo come esempio.