Elezioni, astenuti e la prateria da conquistare

L’esito delle elezioni, stavolta, è cristallino. Ha perso la Destra, ha vinto la Sinistra, si è dissolto il Movimento Cinque Stelle. Non meno evidenti le ragioni. La Destra ha perso perché non ha classe dirigente, la Sinistra ha vinto perché ne ha pure troppa (infatti il difficile viene ora, che gli istinti famelici di questo ceto politico diffuso rischiano di produrre pericolose autofagie), il M5S è evaporato perché lo scherzo è bello finché dura poco. Dirà a questo punto il lettore: se tutto è così evidente, perché ne scrivi? La risposta sta in due corollari del voto di domenica i quali indicano, non meno chiaramente dei numeri usciti dalle urne, due scenari.

Il primo. Attenti (soprattutto a Destra) a liquidare il voto nelle città come meramente “amministrativo”. A legge elettorale vigente, con queste tendenze di voto, non c’è collegio della quota maggioritaria che non diventi alle prossime Politiche contendibile. Lì si vinceranno le elezioni e i punti di vantaggio o svantaggio nella quota maggioritaria rischiano di diventare materia da talk-show o poco più.

Il secondo. Hanno votato davvero in pochi. Non date credito alle Cassandre che ululano alla fine della democrazia, ma diffidate pure da chi banalizza la questione come fisiologica. La pandemia e la crisi economica che ne è effetto hanno picchiato duro. Ne consegue un diffuso e sempre crescente fastidio per la politichetta politicante fatta solo di slogan e trame di Palazzo. Gli intrighi, le pressioni, i pedaggi, gli autentici ricatti che, se possibile, hanno caratterizzato la presente legislatura persino più delle precedenti, hanno cessato di risultare indifferenti ai cittadini per giungere, alfine, a provocare autentico disgusto e conseguente fuga dalle urne.

Gli astenuti, insomma, voltando le spalle al voto hanno dichiarato, persino più di chi ha votato, le proprie intenzioni future. Alle rivoluzioni salvifiche e alle ideologie banalizzate in pensierini da Bacio Perugina, complice pure il naufragio della pagliacciata grillina non crediamo più; ci rivediamo quando e soprattutto con chi avrà qualcosa di concreto da proporci, altrimenti ognuno a casa propria. In conclusione, gli astenuti ci indicano una prateria da conquistare, non solo elettoralmente, per chi crede che nel mezzo delle difficoltà nascono le opportunità, ma anche un baratro per coloro per i quali la Politica si è finora risolta nel retweet del Capo, ché tutti vedano la mia assoluta fedeltà, almeno fino al prossimo servo encomio.

Parafrasando l’Al Pacino-Tony D’Amato di “Ogni maledetta domenica”: è la Politica, è la Vita Signori miei (e gli italiani l’hanno capito, evidentemente, prima e assai meglio di voi).