Il nemico delle case farmaceutiche

Abbiamo scoperto che Roberto Burioni, erroneamente scambiato per una sorta di quinta colonna dei colossi farmaceutici, sta facendo di tutto per eroderne i grandi introiti. Tant’è che nel corso di una delle sue consuete lezioncine sul virus che tiene regolarmente nel salotto televisivo di Fabio Fazio, Che tempo che fa, in onda su Rai 3, il virologo star ha sganciato la bomba. Onde perorare la sua “nobile” causa, Burioni dichiara: “Il vaccino costa 19,50. Al contrario, un ricovero per Covid costa decine di migliaia di euro (da 5.000 a oltre 22.000), oltre al dolore, la paura, tutto quanto. Quindi, se volete fare arricchire le case farmaceutiche, non vi vaccinate, perché per le case farmaceutiche sarà meglio non vaccinarsi. Un euro speso in vaccini ne fa risparmiare almeno 30 in medicine”. Dopodiché il pubblico in sala è letteralmente esploso in un fragoroso applauso spontaneo, che la dice lunga sulle capacità da giocoliere verbale del celebre virologo.

Ora, raramente mi è capitato di ascoltare un ragionamento così strampalato, per giunta espresso da un personaggio che nel suo capo gode di molto credito, almeno in Italia. In primis, mettendo sullo stesso piano il costo di un vaccino con quello di un ricovero ospedaliero, è come se Burioni volesse confrontare le mele con le pere, aggiungendo i limoni, le arance e l’ananas. Mentre infatti il vaccino medesimo costituisce una spesa semplice da verificare – sebbene poi egli non tenga affatto conto di tutto ciò che il sistema pubblico ha approntato per una colossale vaccinazione di massa – quella dei ricoveri risulta assai più complessa da ricostruire. Ma nel ragionamento dello scienziato marchigiano si suggerisce che le migliaia di euro spese andrebbero tutte a ingrassare le citate case farmaceutiche, come se le medicine utilizzate per curare i malati di Covid costituissero gran parte di tali spese. In realtà, nei ricoveri incidono le spese strutturali dei vari ospedali, che sono assai superiori a quelle che il nostro sistema sanitario nel suo complesso sostiene per i farmaci. Non solo. Mentre i vaccini per il Covid-19 sono prodotti da alcuni colossi mondiali del settore, tutti gli altri farmaci che si utilizzano nelle cure legate alle malattie respiratorie sono realizzati da un ventaglio di aziende incommensurabilmente più ampio.

Ultimo e non meno importante, vi è da aggiungere che attualmente in Italia sono ricoverate circa 5.000 persone, mentre sono state già inoculate oltre 130 milioni di dosi di vaccino. Un numero che, visto il clima che imperversa, sembra destinato a crescere molto nei prossimi mesi e anni, con enormi costi diretti e indiretti. In sostanza la tesi di Burioni, che ai maligni potrebbe sembrare piuttosto interessata, si basa sul presupposto che tutti coloro che non si vaccinano finiscono automaticamente in terapia intensiva, quando in realtà i numeri di quasi due anni di pandemia ci dicono che la malattia grave riguarda una ristretta fascia della popolazione, a prescindere dal vaccino. Ma il nostro, evidentemente, è troppo impegnato a contrastare gli interessi delle case farmaceutiche per tenerne conto.