Gli Usa e il fantasma di Ayn Rand

Un fantasma si aggira per l’America. È quello della scrittrice e filosofa Ayn Rand. Benché sia defunta da esattamente 30 anni, non è mai stata dimenticata. Il suo romanzo filosofico più imponente, “La rivolta di Atlante”, pubblicato nel 1957, è tornato ad essere un best seller nel 2009, l’anno della crisi e della nascita dei Tea Party. Ora sta conoscendo un nuovo momento di gloria, grazie ad un mezzo equivoco: Paul Ryan. Il candidato vicepresidente è il primo conservatore, da decenni, che si dichiara esplicitamente un ammiratore della sua filosofia. Di mezzo equivoco si tratta, perché l’attuale aspirante numero 2 alla Casa Bianca è un cattolico anti-abortista e un sostenitore di graduali e pragmatiche riforme economiche. Ayn Rand, atea, abortista e capitalista senza compromessi, non avrebbe dato il suo voto al candidato cattolico. Ma è grazie a Ryan che il nome della Rand sta tornando sulla bocca di tutti.

Prima di tutto, è meglio riassumere in cinque parole la filosofia della Rand: realismo, razionalismo, egoismo, capitalismo e bellezza. Sono questi i cinque pilastri della dottrina che lei stessa chiamò “Oggettivismo”, antitesi di “Idealismo”. Realismo: la realtà oggettivamente esiste, non è una nostra percezione, né la proiezione di nostre idee. Razionalismo: la mente umana non crea, ma esplora la realtà e cerca di capirla attraverso un processo di apprendimento progressivo. Egoismo: solo una mente libera può esplorare e capire la realtà. L’individuo, dunque, deve essere pienamente indipendente. Capitalismo: in un sistema di uomini indipendenti, nessuno deve comandare e nessuno deve sacrificarsi per il bene degli altri. L’unico in cui gli uomini siano realmente alla pari è il sistema capitalista: né servi, né padroni, solo “mercanti” che interagiscono fra loro con scambi volontari. A ciascuno sono garantiti pari diritti di vita, libertà e proprietà individuale. Lo Stato non deve avere alcun ruolo in questo sistema, se non quello di garantire la protezione dei diritti individuali dalla violenza. Bellezza: benché apparentemente inutile, anche l’estetica ha la sua importanza, perché è il “barometro della civiltà”. Solo una società libera, che riconosce il valore dell’individuo e dei suoi successi, persegue la ricerca della bellezza (umana) e la riproduce nell’arte.

Inutile dire che, con una filosofia di questo tipo, la Rand si mise contro tutta l’intellighenzia americana sua contemporanea. Nata Alissa Rosenbaum (cambiò nome per motivi di sicurezza) e fuggita dall’Unione Sovietica negli anni ’20, pubblicò il suo primo romanzo sull’incubo comunista (“Noi Vivi”) nel 1936, quando l’America stava diventando sempre più sovietica. Grazie a Franklin Delano Roosevelt e alla sua convinzione che dovesse essere lo Stato a dirigere l’economia. Nel 1939 pubblicò “Antifona”, novella distopica in cui dimostra che un regime che cancelli la libertà individuale possa far tornare la società all’età della pietra. Nel 1943, in piena guerra, pubblicò “La Fonte Meravigliosa”, vita di un architetto iper-razionale che lotta contro tutti i conformismi e riesce ad affermarsi. L’autrice se la prendeva con gli editorialisti-soloni della stampa mainstream sua contemporanea (ma anche oggi è uguale), con i politici pianificatori, con gli imprenditori che non sanno difendere gli ideali del capitalismo, con le “pecore” che si adeguano allo spirito dei tempi. E infine, nel 1957, pubblicò la sua “Bibbia”: “La Rivolta di Atlante”, una storia distopica in cui immagina un’America sempre più collettivizzata e autodistruttiva. In cui, però, un gruppo di intellettuali, scienziati e imprenditori, riesce a disertare e fondare una propria, piccola, nazione libera. Una nuova scoperta e colonizzazione dell’America, quale fuga, non dall’Europa, ma dalla decomposizione dei vecchi e irriconoscibili Stati Uniti.

La critica letteraria dei suoi contemporanei massacrò i libri della Rand: personaggi troppo stilizzati, monologhi troppo lunghi, buoni e cattivi dipinti troppo a tinte forti non aiutarono. Ma il principale motivo delle stroncature era palesemente politico: il suo individualismo radicale era considerato moralmente ripugnante e diseducativo.

Al contrario, l’immaginario del pubblico fu catturato dalla sua letteratura. I suoi libri ebbero molto successo. “Noi Vivi” fu il primo ad essere trasposto sul grande schermo, in Italia: “Addio Kira” (con Alida Valli nella parte della giovane Kira/Rand). Poi toccò a “La fonte meravigliosa”: King Vidor ne fece uno dei suoi migliori lungometraggi, con Gary Cooper come protagonista. “La rivolta di Atlante” è diventato un film solo in questi anni (la seconda parte è uscita venerdì scorso), ma il romanzo è e resta uno dei più grandi best seller della storia degli Usa. Gli americani erano affascinati da questa ebrea russa atea che, fuggendo dall’Urss, riportava agli americani il loro vecchio e mai tramontato spirito pioniere e individualista. 

Negli anni ’60, l’Oggettivismo trovò il suo primo sbocco anche in politica. Uno dei movimenti a sostegno del candidato repubblicano Barry Goldwater, nella campagna del 1964, era il Metropolitan Young Republican Club, di ispirazione randiana. Diffuse le sue idee attraverso la rivista “Persuasion”. Tre i punti principali in agenda: diritto di aborto, diritto di proprietà sull’oro (e gold standard quale politica monetaria) e abolizione della leva obbligatoria. Anche se Goldwater perse le elezioni contro Lyndon Johnson, il lavoro degli oggettivisti “persuasori” proseguì. Nei tardi anni ’60 furono protagonisti della battaglia (vinta) contro la leva obbligatoria. Quando Richard Nixon divenne presidente, nel 1969, consigliato da Martin Anderson (economista vicino alle posizioni randiane), formò una commissione per la riforma del servizio militare, da obbligatorio a volontario. Ne faceva parte anche il giovane Alan Greenspan, che allora era un oggettivista convinto. Al di là dei singoli successi, il movimento conservatore riscoprì pienamente il capitalismo di libero mercato solo grazie all’ispirazione di Ayn Rand, l’unica che difese moralmente quel sistema, ne esaltò la bellezza, anche estetica, con un entusiasmo quasi religioso.

La Rand, personalmente, non scese mai nell’arena politica. Era troppo individualista. Non ammetteva che qualcuno interpretasse impropriamente la sua filosofia o l’accettasse solo in parte. Creò piccole strutture di allievi che però ebbero breve respiro e si frammentarono al loro interno. Finì per litigare con tutti o quasi. Ayn Rand morì nel 1982 maledicendo sia la destra che la sinistra. Gli americani, però, tuttora sono catturati dalla sua lungimiranza. Gli attivisti del Tea Party rileggono “La rivolta di Atlante”, vi scorgono il ritratto dell’America della crisi e dello statalismo selvaggio di Obama. La Rand diventa una profeta, quando scrive: «Stiamo rapidamente avvicinandoci all’ultimo dei capovolgimenti: lo stadio evolutivo in cui è il governo libero di fare quel che vuole, mentre i cittadini devono agire solo dietro permesso. È lo stadio che caratterizza i periodi più bui della storia umana, lo stadio del governo della forza bruta».