Armenia-Azerbaigian: Piattaforma di Pace

Ritorna di attualità il conflitto del Nagorno-Karabakh, tra Armenia e Azerbaigian. Nel novembre 2016 a Baku si è svolta una conferenza di pace intitolata: “Il conflitto del Nagorno-Karabakh tra Armenia e Azerbaigian: gli ostacoli maggiori e il processo di mediazione. Punti di vista dell’Armenia e dell’Azerbaigian”, che ha visto la partecipazione di numerosi attivisti per i diritti umani sia dell’Azerbaigian che dell’Armenia.

Obiettivo prioritario della conferenza è stato quello di riuscire a riunire attorno allo stesso tavolo rappresentanti sia dell’Armenia che dell’Azerbaigian, attraverso un dialogo difficile ma costruttivo. Prima dell’avvio dei lavori della conferenza, i rappresentanti armeni hanno chiesto perdono per il genocidio di Khojaly commesso dall’esercito dell’Armenia contro i civili azeri nel 1992, visitando il memoriale dedicato alla strage nella capitale azera di Baku. La conferenza ha prodotto la “Piattaforma Armeno-Azerbaigiana per la Pace”, in cui vengono analizzate le varie problematiche, tenendo conto delle norme e dei principi del diritto internazionale e delle procedure previste dall’Atto finale di Helsinki.

“I partecipanti hanno invitato il governo dell’Armenia ad eliminare di fatto l’occupazione, ritirando le truppe, garantendo il ritorno dignitoso degli sfollati alle loro terre e invitando alla ripresa delle relazioni diplomatiche tra Armenia e Azerbaigian sulla base delle risoluzioni dell’Osce, Nazioni Unite e Consiglio d’Europa”, possiamo leggere nella piattaforma, sottoscritta da parte armena da Vage Aventian dell’Organizzazione “Human Rights Defenders”, Vaan Martiosian presidente dell’Organizzazione “Movimento di Liberazione Nazionale”, dalla giornalista Susan Djaginian, vice presidente della Ong “Meridian”, e da parte azerbaigiana da Rovshan Rzayev, membro della Comunità azera del Nagorno-Karabakh, da Kamil Salimov, docente dell’Università di Baku e da Shalala Hasanova, presidente dell’Organizzazione “Support for the Development of Communication with Public”. La “Piattaforma Armeno-Azerbaigiana per la Pace” tende alla soluzione del conflitto nel quadro dell’integrità territoriale, ovvero, i confini internazionalmente riconosciuti dell’Azerbaigian, motivando la nascita di tale Piattaforma dal fatto che, nonostante siano passati oltre vent’anni, le autorità dell’Armenia proseguono nel tentativo di prolungare lo status quo nei territori azerbaigiani sotto occupazione militare da parte della stessa. La piattaforma è aperta alle istituzioni della società civile, alle Organizzazioni non governative, agli accademici di entrambi i Paesi, così come alla gente comune di tutte le nazioni interessate a rafforzare gli elementi stabiliti dalla Piattaforma.

Immediate sono state le adesioni di numerose personalità dell’Armenia alla Piattaforma. Tra i firmatari troviamo Aram Karapetyan, attivista armeno conosciuto in Ucraina per la sua partecipazione al Movimento “Euromaidan”, lo scrittore Vaagn Karapetyan, membro dell’Unione degli Scrittori Armeni, Armen Virabyan, giovane attivista politico, Artyom Avakimov, giornalista, Anait Sinanyan, attivista della società civile e membro della diaspora armena, Tamella Arzumanyan, attivista della società civile, Lusine Nersisyan, attivista e giornalista, ed Erik Khachaturov, imprenditore armeno. Tra gli attivisti armeni, in molti hanno denunciato “il regime criminale di Sargsyan che impedisce al popolo di Armenia di arrivare alla soluzione del conflitto con l’Azerbaigian”. Vaan Martiosian durante il suo appassionato intervento ha dichiarato che “a causa del Karabakh possiamo perdere l’Armenia. Tanti giovani sono morti e tutte quelle morti sono sulla coscienza di Sargsyan”. Da sottolineare anche l’intervento dell’ex presidente dell’Armenia, Lewon Ter-Petrosyan, che, riprendendo quanto già affermato nel 1998, ha evidenziato come il conflitto con l’Azerbaigian deteriori la situazione economica, sociale, demografica e morale-psicologica in Armenia e nello stesso Karabakh e la necessità di procedere alla soluzione del conflitto attraverso un approccio per fasi che preveda, tra l’altro, di liberare le regioni dell’Azerbaigian sotto occupazione.

Anche dall’Italia sono arrivate delle adesioni alla Piattaforma: l’Organizzazione “Aiutateci a salvare i bambini” ha espresso il suo sostegno, dichiarando che vi è una possibilità concreta di risoluzione del conflitto. Le aspettative sulla Piattaforma sono alte e sono in molti ad augurarsi che l’adesione di numerosi armeni al programma della Piattaforma possa far riflettere le autorità armene convincendole della necessità dei colloqui costruttivi e della pace con il vicino Azerbaigian. È però evidente che le autorità armene non hanno alcuna volontà di ascoltare tale appello di intellettuali armeni e azeri. Pesanti le pressioni in atto contro gli armeni che hanno aderito alla Piattaforma.

Vage Aventian ha denunciato ai media azerbaigiani i molti attacchi pubblici subiti; Aram Karapetyan, insieme a molti altri, ha ricevuto minacce di morte sui social network, mentre Lusine Nersisyan è stata arrestata. Anche quanto avvenuto il 29 dicembre scorso è una chiara dimostrazione di come le autorità dell’Armenia si oppongano a qualsiasi iniziativa di pace. Quel giorno un gruppo di ricognizione appartenente alle Forze armate dell’Armenia, infatti, violando il confine tra l’Azerbaigian e l’Armenia, ha compiuto un’azione provocatoria. Un militare delle Forze armate dell’Azerbaigian, Chingiz Gurbanov, è stato ucciso e il suo cadavere è stato spostato nel territorio armeno. L’Armenia, contrariamente a quanto imporrebbe la normativa internazionale, non ha restituito finora il corpo del militare azero e ha pubblicato immagini del cadavere sulle reti social. Tale ultimo atto è in linea con quanto avvenuto anche durante gli scontri dell’aprile 2016, in cui sono stati registrati numerosi segni di tortura sui cadaveri dei militari azeri e le loro immagini fotografiche sono state pubblicate da parte dell’Armenia sui mezzi di comunicazione e sui social, o con l’episodio di qualche anno fa in cui il corpo di un militare delle Forze armate dell’Azerbaigian, Mubariz Ibrahimov, è stato trattenuto dalle forze armene, e solo tardivamente restituito, dopo che il suo corpo era stato oggetto di torture di vario tipo.