“The Jerusalem Post” sul multiculturalismo in Azerbaigian

Il quotidiano israeliano “The Jerusalem Post” dedica un’importante articolo all’analisi del multiculturalismo in Azerbaigian con un contributo dell’analista politico israeliano Arye Gut. L’analista dedica la propria attenzione alla tolleranza storicamente intrinseca nella vita degli azeri di oggi, sottolineando come tale approccio sia divenuto una caratteristica essenziale di ogni cittadino dello Stato azero, a prescindere dall’identità nazionale, dalla lingua e dalla religione.

L’Azerbaigian è un Paese a maggioranza musulmana che ospita numerosi gruppi etnici e religiosi, tra cui un’antica comunità zoroastriana, comunità cristiane e comunità ebraiche. Il rispetto e la tolleranza per le minoranze etniche e religiose hanno svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo del Paese dall’antichità ai giorni nostri. Il banco di prova per la tradizione dell’Azerbaigian alla tolleranza religiosa ha avuto origine durante il crollo dell’Unione Sovietica. In tale contesto storico l’Armenia ha invaso circa il 20 per cento del territorio dell’Azerbaigian, generando 1 milione di rifugiati e sfollati interni azeri (Idp), praticando pulizia etnica e compiendo un massacro sanguinoso nella città di Khojaly. Nonostante il conflitto del Nagorno-Karabakh, i valori della coesistenza pacifica hanno continuato a caratterizzare la società dell’Azerbaigian che ha mantenuto l’armonia tra le varie etnie e minoranze religiose.

Lo Stato dell’Armenia è al primo posto nello spazio post-sovietico per sentimenti antisemiti. Il sondaggio della Anti-Defamation League, del giugno 2014, ha dimostrato che i sentimenti di antisemitismo in Armenia sono immensamente elevati. In Armenia, circa 1,3 milioni su 2,2 milioni di cittadini residenti esprimono e praticano sentimenti antisemiti. Tale elevato livello di antisemitismo in Armenia può essere paragonato solo con i Paesi arabi ostili a Israele in tutto il Medio Oriente.

L’Armenia è un Paese mono-etnico dove lo sciovinismo, il nazionalismo, l’esaltazione dell’antisemitismo sono divenuti parte integrante della politica del regime di Sargsyan. Ricordiamo che tale approccio non appartiene a minoranze politiche della società armena ma all’attualità delle istituzioni governative della moderna Repubblica di Armenia. Non può essere sottovalutata la constatazione che l’attuale presidente dell’Armenia Serzh Sargsyan e l’ex ministro della Difesa Seyran Ohanyan abbiano partecipato alla cerimonia di apertura del monumento dedicato generale antisemita Garagen Nzhdeh. Tutt’altra la situazione nello Stato dell’Azerbaigian: la leadership del Paese caucasico mostra un elevato grado di amicizia e partecipazione con la comunità ebraica. Con il sostegno del presidente Ilham Aliyev, sono state costruite due sinagoghe e il più grande centro educativo ebraico del Caucaso meridionale. Inoltre, sono stati avviati i lavori per il primo museo ebraico azero, che sarà il primo museo ebraico nel Caucaso meridionale.

Inevitabile affrontare anche la delicata problematica sul controverso rapporto tra sciiti e sunniti che tormenta il variegato mondo islamico. Ma in tale contesto, in Azerbaigian, tale rapporto si esprime attraverso la sana e ricercata convivenza, attraverso l’apertura multiculturale ed un apparato istituzionale essenzialmente laico. Ciò che risulta particolarmente importante è la conoscenza del modello di tolleranza religiosa e laicità che l’Azerbaigian oggi rappresenta, anche attraverso la creazione di dibattiti pubblici internazionali sulla problematica come il “Forum sul Dialogo interculturale”. Il Forum, nato nel 2008, ha tra i promotori l’Unesco, l’Alleanza delle Civiltà delle Nazioni Unite, l’Organizzazione mondiale del Turismo, il Consiglio d’Europa e il Governo dell’Azerbaigian.