Tajani presenta al Parlamento Ue le prossime sfide

Un discorso semplice e completo, un’idea di Europa lungimirante ma anche realista. Così il presidente del parlamento europeo, Antonio Tajani, ha convinto l’Eurocamera riunita oggi a Strasburgo per ascoltare il programma del prossimo biennio.

Con la consapevolezza di essere al timone di un’Europa in tempesta, Tajani ha disegnato una nuova rotta, quella del pragmatismo europeo. Terrorismo, immigrazione illegale, occupazione, cambiamento climatico e Brexit non devono essere le uniche priorità politiche. Coinvolgere i cittadini europei rimane la più grande sfida per colmare il deficit democratico di cui tanto soffrono le istituzioni europee perché - come ha affermato appunto Tajani - i cittadini ci chiedono di rispondere alle loro aspettative. Si rivolgono a noi che, a livello europeo, siamo il loro unico diretto interlocutore”.

Se dare una definizione di “democrazia europea” ha da sempre messo in difficoltà politologi, economisti, storici e analisti, figuriamoci i politici. Eppure, la dichiarazione del presidente italiano Tajani, sembra aver riscoperto la bontà di un percorso condiviso, che responsabilizza tanto i cittadini quanto le istituzioni poiché “il parlamento ha il ruolo di controllare la democrazia. L’Europa è democratica grazie al Parlamento europeo che è la sola istituzione eletta. Senza, sarebbe una burocrazia senz’anima.

Un’affermazione che ha tutto il sapore di richiamare alla realtà la Commissione europea che, invece, è sempre più rinchiusa nei freddi palazzi di Bruxelles tra regolamenti, direttive e raccomandazioni.

Certo è che sono necessari e indispensabili i buoni rapporti del Parlamento con la Commissione, soprattutto in un momento storico come questo dove l’ascesa dei movimenti euroscettici e populisti preoccupa gli stessi politologi, economisti, storici e analisti che tanto diffidano delle potenzialità di un grande progetto europeo di solidarietà.

Infine, accettare - e al contempo lavorare per completare - all’unicità democratica che rappresenta l’Unione europea è dovere di tutti. Senza alcuna differenza tra organi eletti direttamente o per espressione indiretta dei singoli governi nazionali.

Il consenso e la legittimazione si costruiscono solo attraverso un processo di accountability, valorizzando quella che il filosofo Jürgen Habermas teorizzava come la costruzione di una “sfera pubblica europea”, ovvero un’arena di idee, modelli, discussioni e pensieri per un continuo e inarrestabile processo di integrazione europea. Praticamente, un’idea bellissima.