Dal Consiglio Ue sanzioni contro il Venezuela

Alla fine sono arrivate. Il Consiglio Affari esteri dell’Unione europea ha adottato sanzioni selettive e un embargo sulla vendita di armi al Venezuela per via della situazione interna al Paese. Le misure, graduali e flessibili, potranno quindi essere estese mediante azioni mirate contro i responsabili per il mancato rispetto dei principi democratici o dello Stato di diritto, nonché per le violazioni dei diritti umani.

Caracas è ormai in confusione e la stretta - politica ed economica - da parte della Comunità internazionale sul Paese è sempre più incessante. Certo, i vertici dei rispettivi dicasteri esteri dell’Ue hanno lasciato uno spiraglio di ottimismo tanto da scrivere nelle conclusioni del Consiglio che “le misure possono essere revocate in funzione dell’evolversi della situazione nel Paese, in particolare lo svolgimento di negoziati significativi e credibili, il rispetto per le istituzioni democratiche, l’adozione di un calendario elettorale completo e la liberazione di tutti i prigionieri politici. Tali misure sono state concepite per non danneggiare la popolazione del Venezuela, alla cui difficile situazione l’Ue intende porre rimedio.

Tuttavia, quello che rimane da affrontare dal punto di vista diplomatico e istituzionale è un urgente bisogno di ristabilire la legittimità democratica, attraverso elezioni libere ed eque, con un’opposizione forte nel proseguire un dialogo in maniera unitaria e senza paure repressive.

Anche il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha espresso il suo appoggio all’embargo di armi e di materiale che può essere utilizzato per la repressione interna definendo “le sanzioni contro il governo del Venezuela una decisione giusta che porta alla strada della democrazia”.

Prevedibile e tempestiva, per contro, la reazione del governo di Nicolás Maduro che ha respinto le misure dell’Ue definendole “illegali, assurde e inefficaci” e, al contempo, avvertendo l’Ue che si riserva di prendere le decisioni necessarie per garantire la difesa della pace e della sovranità nazionale. Insomma, una situazione in continua evoluzione che vede forti accelerate (ma anche brusche frenate) in riflesso delle decisioni non sempre condivise tra i ventotto stati membri europei.

Intanto, pure la situazione economica e finanziaria rischia il tracollo. Proprio ieri l’Agenzia di rating Standard & Poor’s ha dichiarato il Paese in default parziale (selective default), perché non ha pagato 200 milioni di interessi sui prestiti obbligazionari in scadenza nel 2019 e nel 2024.

La riunione del Consiglio degli esteri si è conclusa anche con un’altra decisione importante, ovvero il primo passo formale per l’avvio della Cooperazione strutturata permanente (Pesco) nel settore della difesa europea. Ma questo è un altro capitolo della storia d’Europa. Altrettanto incoerente, ma pur sempre necessario.